Nel giorno della riapertura al traffico del viadotto arriva anche la notizia del rinvio a giudizio, da parte del gup Antonello Bracaglia Morante, dell'ex dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Frosinone Francesco Acanfora (difeso di fiducia dagli avvocati Calogero e Antonino Nobile) per il crollo, del 13 marzo 2013, di parte del ponte.

L'accusa contestata all'architetto Acanfora, «per colpa consistita in negligenza», di aver cagionato, o comunque non impedito, «la frana a scorrimento che il 13 marzo 2013 interessò il versante della collina di piazzale Vittorio Veneto, il cui confluvio è attraversato dal viadotto Ernesto Biondi, con il conseguente crollo della carreggiata stradale posta a ridosso della spalla sud-ovest». Il professionista deve difendersi dall'accusa di compromissione delle caratteristiche di sicurezza dello stesso viadotto e «di aver messo in pericolo la vita e l'incolumità delle persone che transitavano su quel ponte dove si verificò la voragine».

In base al capo d'imputazione, Acanfora, pur sapendo che «il viadotto, eretto in zona C, ovvero in un'area di ampliamento dei fenomeni franosi cartografati nel piano di assetto idrogeologico dell'autorità di bacino, e pur essendo stati evidenziati, a seguito dei sopralluoghi dai tecnici comunali il 3 novembre 2008, il 9 e il 17 marzo 2011, il degrado geomorfologico dell'area e la condizione di instabilità del pendio posto tra il viadotto Biondi e piazza San Tommaso d'Aquino, ometteva di adottare le misure di protezione e prevenzione atte ad evitare il crollo».

Sempre secondo la procura «ometteva di disporre l'indagine sul versante (richiesta dai tecnici e finalizzata alla stima della pericolosità geologica del pendio) e di eseguire le opere di ingegneria naturalistica e civile di consolidamento e risanamento tra cui, in particolare, il muro di contenimento in cemento armato (attestato su fondazioni) alla base del rilevato stradale posto a sostegno del tratto di via Biondi interessato da crollo».

Il gup ha rimesso anche gli atti al pm per valutare altri profili di responsabilità su eventuali omissioni dei settori ambiente mobilità e manutenzioni del Comune per accertare gli effetti sulla frana dei lavori ascensore inclinato in particolare per presunte omesse opere di contenimento

Terminati gli interventi di competenza della Regione Lazio. Il viadotto Biondi, dopo la parziale frana e la conseguente chiusura del marzo 2013, ha riaperto al traffico veicolare. Nel mezzo la parentesi, durata ventidue mesi, del ponte Bailey, un'installazione temporanea voluta dal Comune che è "andata in pensione" nell'ottobre 2018. Proprio per permettere alla Regione Lazio di ultimare gli interventi di bonifica. Il taglio del nastro, da parte del presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini, è avvenuto ieri, intorno alle 15. E, al termine della cerimonia d'inaugurazione, le prime automobili hanno iniziato il transito.

Il viadotto Biondi, infatti, rappresenta uno snodo importante per il capoluogo per il collegamento della parte bassa con quella alta della città. Presenti alla cerimonia, oltre a Mauro Buschini, Mauro Alessandri, assessore ai lavori pubblici, tutela del territorio e mobilità della Regione Lazio, Wanda D'Ercole, direttore regionale dei lavori pubblici, Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, Antonio Pompeo, presidente della Provincia. Hanno preso parte all'evento anche il consigliere regionale Sara Battisti, l'assessore comunale al centro storico Rossella Testa, i consiglieri comunali Danilo Magliocchetti, Angelo Pizzutelli e Vincenzo Savo.

«Un'opera molto attesa -ha affermato il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini- perché oltre agli ovvi impatti sulla viabilità, le ripercussioni positive saranno anche a livello di immagine per la città di Frosinone. Ho già sottolineato la straordinaria importanza di questo tratto viario per i collegamenti e approfitto per ringraziare quanti hanno effettuato un lavoro decisivo per giungere alla riapertura del viadotto. Una soluzione definitiva a garanzia della sicurezza per i cittadini». Sulla stessa lunghezza Mauro Alessandri che, il mese scorso, proprio insieme a Buschini, aveva effettuato un sopralluogo al cantiere del viadotto Biondi. «Grazie a una proficua collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte siamo riusciti a superare le ultime interferenze presenti sul cantiere e a portare a termine un'opera fondamentale per la sicurezza idrogeologica e la viabilità di Frosinone -ha dichiarato l'assessore regionale ai lavori pubblici- La riapertura del viadotto Biondi restituisce ai cittadini la possibilità di spostamenti, in piena sicurezza, tra il centro storico e le altre zone della città».

Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani definisce l'opera «essenziale» e sottolinea che «l'intervento da parte della Regione Lazio, ente competente in materia di dissesto idrogeologico sulle aree comunali, va a ripristinare, in modo definitivo, il collegamento tra la zona bassa e la zona alta del capoluogo». E, ancora, ricorda che «per alleviare i disagi dei cittadini questa amministrazione ha realizzato un'opera di ricucitura del territorio comunale: nel 2016 è stato, infatti, inaugurato il ponte Bailey con fondi e progettazioni interamente comunali. Quell'investimento si è rivelato strategico, visto l'utilizzo da parte dei frusinati e dei non residenti, della infrastruttura provvisoria a senso di marcia alternato, le cui fondazioni e i pilastri in cemento sono stati riutilizzati anche per le lavorazioni effettuate dalla Pisana, che dovrà compensare il Comune, per i lavori già effettuati per un importo pari a circa 100.000 euro. L'amministrazione e la città ha concluso il primo cittadino salutano con gioia la riapertura del viadotto, ribadendo così l'importanza del concetto della coesione sociale e della collaborazione istituzionale».

D'Ercole, direttore lavori pubblici della Regione Lazio, ha spiegato che «l'intervento che abbiamo realizzato consiste in quattro corone di pali di grosso diametro: in totale circa cento pali della profondità di venti metri. Sono collegati in testa con un cordolo che ha dei tiranti profondi che reggono ancor di più la stabilità del versante. Su questa corona sono stati ricostituiti i versanti con delle terre armate. Ed è stato fatto un rivestimento verticale e drenaggi profondi per allontanare l'acqua».

di: Alessio Brocco