"Arrivano i parpacci!". Arrivano gli scarafaggi: i carabinieri. Così li chiamavano i "protagonisti" di una delle più grosse centrali di spaccio nella Valle dei Santi. È proprio loro, gli uomini dell'Arma, ieri mattina hanno arrestato sette persone accusate, a vario titolo e in concorso tra loro, di un radicato ed esteso traffico di sostanze stupefacenti, prevalentemente di eroina. E hanno chiamato l'operazione con quell'appellativo.

All'alba di ieri gli uomini della Compagnia di Cassino, coordinata dal capitano Ivan Mastromanno, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e due ai domiciliari, emesse dal gip Sodani del Tribunale di Cassino. Per Daniele Barroso, quarantacinque anni, detto " lo spagnolo", Massimiliano Lutrario, quarantatre anni, soprannominato "Attila", Luca Rafeli, trentasette anni, Vincenzo Grossi, trentatre anni e Adriana D'Arpino, ventotto anni si sono aperte le porte del carcere in realtà Barroso e Rafeli erano già in regime di detenzione. Sergio Simeone, cinquantacinque anni e Gianpiero Viscò, trentasei anni,sono finiti ai domiciliari.

La ricostruzione
L'indagine parte dalla disperazione dei genitori di una delle tante "vittime" dell'eroina che, pur di tutelare il figlio, non hanno esitato a denunciare traffici di spaccio di sostanze stupefacenti nella Valle dei Santi di cui erano venuti a conoscenza. Era la fine del 2017. Già nei primi mesi del 2018 i militari hanno dato il via a un monitoraggio del territorio di Sant'Andrea dove si trovava l'abitazione di Barroso. La casa è ubicata in una zona rialzata rispetto alla strada principale, era dotata di un sistema di videosorveglianza e nel giardino erano presenti due cani di grossa taglia.
Era quindi praticamente impossibile arrivare all'entrata senza essere visti. La posizione, infatti, permetteva un controllo dei movimenti e di eventuali "avvicinamenti" di macchine sospette.
Gli uomini dell'Arma hanno registrato un via vai di veicoli, con a bordo anche soggetti già noti come assuntori di sostanze stupefacenti e provenienti anche da zone lontane dal piccolo centro di Sant'Andrea, da Pontecorvo e da tutto il Cassinate. Chi arrivava nella casa di Barroso si fermava per una breve sosta. Grazie a controlli e perquisizioni effettuate poi dai militari, è stato possibile riscontrare l'acquisto di stupefacenti, in diversi casi è stata rinvenuta dell'eroina. L'approvvigionamento della "casa dello spaccio" arrivava da Castelvolturno. Alcuni degli arrestati erano in contatto con un extracomunitario che non è stato individuato.

Social per comunicare
Tutti i coinvolti cercavano di limitare al massimo l'utilizzo di comunicazioni telefoniche in merito alla gestione dell'attività di spaccio, prediligendo il ricorso a social network WhatsApp o Facebook proprio per timore di essere intercettati. La casa era sempre "aperta", era sempre possibile trovare qualcuno per acquistare la droga, questo anche per evitare contatti telefonici e favorire quelli di persona. Non solo. Gli arrestati avevano anche un atteggiamento violento nei confronti dei clienti con lo scopo di intimoriti affinché non riferissero del loro traffico illecito.
I soggetti coinvolti hanno mostrato anche atteggiamenti di sfida e minacciosi nei confronti delle forze dell'ordine, l'obiettivo era quello di incutere nei militari timore tanto da farli desistere da eseguire controlli che potessero ostacolare o rivelare l'attività criminale.

Riscontri e testimonianze
L'attività investigativa, durata dal febbraio al maggio 2018, ha permesso ai carabinieri di arrestare in flagranza di reato uno degli indagati, denunciare in stato di libertà altre persone per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, segnalare alla prefettura di Frosinone vari assuntori di eroina e di sottoporre a sequestro circa 30 grammi di eroina, 5 grammi di hashish, vari bilancini di precisione, sostanze da taglio e materiale per confezionamento. Ulteriori riscontri sono stati acquisiti dalle testimonianze rese dai numerosi clienti identificati e ascoltati che evidenziavano, in maniera palese, non solo la responsabilità nell'attività di spaccio di tutti gli indagati, ma anche il loro modus-operandi e soprattutto la retroattività di tale condotta illecita, sicuramente svolta già dal 2016.