La decisione del gip Armato sulla revoca delle misure nei confronti degli amministratori di Cervaro è arrivata nella tarda mattinata di ieri. Prima per D'Aliesio, Canale e Ricciardelli assistiti dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola. Poi, un'oretta dopo, anche per il tecnico Pucci, assistito dai legali Salera e Giuseppe Di Mascio. Gli amministratori coinvolti nell'inchiesta "Malaffare" tornano liberi. E potranno riprendere le rispettive attività, così come indicato dalle difese che in sede di interrogatorio avevano chiesto la revoca delle misure cautelari applicate e in subordine la possibilità offerta ai loro assistiti di poter continuare l'attività lavorativa.

Una decisione, quella del gip di Cassino, che arriva a poche ore dall'operazione "Malaffare 2" che ha portato a sequestri e perquisizioni nel nord della provincia nonché all'arresto di Alfredo Coratti, l'imprenditore verolano finito già ai domiciliari nell'ambito del troncone cassinate: sarebbe stato proprio lui, secondo la magistratura, a rappresentare il trait d'union tra le due attività dei carabinieri forestali coordinati dal colonnello Lopez; quel nesso investigativo tra «promesse di favori, assunzioni e distorsione delle procedure di aggiudicazione degli appalti» fiutate dalla procura per cercare di mettere insieme la sua società (la Tac srl) con alcune amministrazioni.

Il terremoto
L'inchiesta "Malaffare" ha generato un vero e proprio terremoto politico a Cervaro. Le contestazioni contenute in un'indagine partita dalla Dda e legate a un'ipotesi di corruzione e turbativa d'asta hanno infatti scosso profondamente opinione pubblica e amministratori. Secondo l'impianto accusatorio, ci sarebbe stata la volontà di modificare i punteggi di una gara per affidare l'appalto del servizio di raccolta rifiuti alla Tac di Coratti. Dietro l'ombra, per gli inquirenti, della promessa di voti in cambio di "assunzioni a orologeria". Accuse pesanti che avrebbero finito per coinvolgere anche alcune figure chiave della vita amministrativa.

A indicare chi avrebbe ricoperto il ruolo di esecutore materiale e chi avrebbe avuto un coinvolgimento ritenuto morale nella supposta commissione dei reati contestati è stato il gip Sodani che ha condiviso quanto riscontrato dalle indagini del dottor De Franco, affidate ai carabinieri forestali. Un impianto valido anche per il gip Armato. A pesare e non poco nella costruzione del castello accusatorio, le intercettazioni telefoniche e ambientali. Telefonate che alcuni degli indagati hanno poi spiegato sottolineando di essere di fronte «a degli equivoci». E rigettando le accuse.

Le valutazioni
Differenti le posizioni degli indagati coinvolti nell'inchiesta, differenti anche le valutazioni del gip che ha ribadito quanto contenuto nell'ordinanza (in merito alla sussistenza dei gravi indizi evidenziati dal dottor De Franco e alla valutazione dei fatti contestati) ma che ha allo stesso modo sottolineato l'assenza delle esigenze cautelari. In accoglimento delle richieste delle difese, è stata disposta dapprima l'immediata liberazione di D'Aliesio, Ricciardelli e Canale.

E poco dopo anche di Pucci ma con un distinguo: il tecnico coinvolto avrebbe di fatto già rinunciato all'incarico di Responsabile unico del procedimento (Rup). Il giudice ha così disposto, oltre alla sua liberazione, anche la sospensione dalle sue funzioni di Rup per sei mesi. Sale l'attesa per il consiglio straordinario convocato per questa sera dopo le disposizioni di sospensione degli amministratori da parte del prefetto. Un'assise in cui dovranno essere indicati i nomi di coloro che andranno a sostituire gli assessori.