Porta con sé in ogni colloquio un mucchietto di ritagli di giornale legati alla morte di suo figlio, avendo avuto cura di isolare solo le foto del piccolo. Nicola Feroleto anche ieri ha incontrato al San Domenico il suo difensore, l'avvocato Luigi D'Anna, continuando a ribadire la sua verità: lui, in quei momenti terribili in cui Gabriel perdeva la vita, non c'era, offrendo al suo avvocato dettagli più precisi rispetto alla ricostruzione di quella giornata.

La morte del piccolo Gabriel, ucciso dai genitori a poco più di due anni perché piangeva - secondo la ricostruzione della procura - ha sconvolto tutti, lasciando sullo sfondo accuse reciproche e tante, troppe verità che non combaciano. Dieci giorni fa Donatella, madre del piccolo, aveva fornito agli inquirenti una nuova versione.

«L'abbiamo ucciso insieme» avrebbe riferito ai sostituti Maisto e Bulgarini: in oltre sei ore di interrogatorio, avrebbe pianto, addossato la colpa a Nicola per poi crollare sotto le contestazioni dei pm. Era sempre stata lei, ma in sede d'interrogatorio, a raccontare di aver soffocato Gabriel «perché piangeva», perché avrebbe impedito loro di avere un rapporto, tratteggiando una storia difficile, intessuta di paure e violenze. Poi, invece, ha cambiato versione.

Sia Nicola che Donatella, lo ricordiamo, sono stati arrestati per omicidio volontario aggravato grazie a un'indagine lampo dei carabinieri della Compagnia di Cassino e ai colleghi del Comando provinciale del tenente colonnello Gavazzi, agli ordini del colonnello Cagnazzo.
Entrambi responsabili per la procura, allo stesso modo, della morte di Gabriel. Le loro verità sull'atroce delitto, però, sono distanti. Quasi opposte.

Nuovi dettagli
Il rapporto sessuale tra i due ci sarebbe stato, secondo quanto riferito con maggiore lucidità da Nicola al suo avvocato, e senza la presenza del piccolo. Lui avrebbe raccontato di aver accompagnato a casa, poco dopo le 13, il piccolo e il fratello di Donatella e di essersi quindi allontanato solo con lei, subito dopo, per raggiungere la zona di Ruscito, ben diversa da quella attigua all'abitazione: a riprova - sempre secondo Feroleto - della sua versione ci sarebbero almeno due passaggi alla pompa di benzina e uno davanti a un istituto bancario.

Il primo con lei ancora a bordo, prima di appartarsi; il secondo da solo, quando - dopo aver riaccompagnato la donna a casa - avrebbe fatto ancora benzina per poi recarsi nel suo podere. Se questa ricostruzione dovesse essere supportata da riscontri investigativi, sia i tempi che la scansione del delitto dovrebbero trovare nuovi contorni: in quel caso il piccolo non sarebbe stato più soffocato «perché piangeva», per aver impedito alla coppia di appartarsi né sarebbe stato fisicamente lì con loro, in quel campo dell'orrore, come invece Donatella rimarca con forza.

A chiarire tutto saranno i risultati delle analisi scientifiche: attesi a breve quelli dell'autospia sul corpo del piccolo Gabriel. Fondamentali, però, anche quelli sul terreno del campo, oggetto di comparazione con le tracce isolate su abiti e oggetti degli indagati: la comparazione dei campioni prelevati dalla task force composta da difese e consulenti, con il geologo Sacchi nominato dalla procura, indicherà senza ombra di dubbio il luogo della morte. Sotto la lente del Ris anche le auto in uso a Nicola oltre a abiti e oggetti personali. Ogni dettaglio sarà fondamentale per arrivare alla verità.