Dipendente "infedele", almeno secondo l'indagine di carabinieri di Cassino, condannata. per truffa aggravata ai danni dello Stato. Quattro anni fa i militari immortalarono la donna fuori dall'ospedale di Cassino, sebbene risultasse al lavoro. Ieri mattina, dopo un articolato processo, la dipendente della Asl di Frosinone "beccata" a fare la spesa durante il turno lavorativo, è stata condannata in primo grado: un anno e otto mesi di reclusione per R.D., 50 anni del Cassinate.
Il tribunale ha infatti accolto la tesi della procura e dell'avvocato Sandro Salera - difensore di parte civile per la Asl - il quale ha inoltre richiesto il risarcimento per l'Azienda sanitaria.

L'indagine dei carabinieri di Cassino era partita - lo ricordiamo - su scala più ampia, seguendo un filone ben preciso: quello di individuare i "furbetti del cartellino". E i blitz - soprattutto tra il 2013 e il 2014 - avevano riguardato sia l'ospedale di Cassino che quello di Pontecorvo con operazioni cconsecutive coordinate dal Comando provinciale.

A finire sotto la lente della procura era stata (nel 2015) proprio la posizione della dipendente in forza all'ospedale di Cassino: secondo quanto accertato dall'Arma, più volte la dipendente Asl si sarebbe recata a casa per incombenze personali o a fare la spesa in pieno orario di lavoro.
E le telecamere avrebbero ripreso alcuni dei momenti oggetto delle contestazioni finite, poi, in tribunale.

La decisione
Ieri, dopo un'accesa discussione, il giudice Olga Manuel - accogliendo in pieno le richieste della pm e dell'avvocato Sandro Salera - ha condannato la dipendente alla pena di un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa), a 600 euro di multa, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile: la Asl di Frosinone.

I danni dovranno essere poi stabiliti in un giudizio separato. Fino a ieri la cinquantenne è rimasta in servizio. Sulla sua posizione lavorativa sarà ora il direttore generale a decidere in merito a eventuali provvedimenti da prendere.