Hanno impiegato poco più di mezzora per ricostruire quella tragica sera quando Emanuele Morganti venne ucciso di botte in piazza Regina Margherita.

Ieri, davanti alla Corte d'assise di Frosinone, chiamata a giudicare Mario e Franco Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna, accusati dell'omicidio del ventenne di Tecchiena, il clou c'è stato a conclusione dell'udienza destinata a chiudere le deposizioni dei testi indicati dalla difesa. A quel punto prima Mario Castagnacci e poi Paolo Palmisani si sono alzati dalla gabbia nella quale hanno assistito a tutte le udienze e sono stati fatti accomodare sulla sedia dei testi.

Liberi di dire quello che volevano: spontanee dichiarazioni in senso tecnico. Senza domande delle parti. L'esame previsto la scorsa udienza l'hanno rifiutato. Castagnacci ha riferito che la sera del 24 marzo sarebbe dovuto rimanere a Roma (dove si era trasferito da un paio d'anni), a cena, con Palmisani. Poi Paolo si era sentito male, e il programma era saltato. Da qui il ritorno ad Alatri e l'idea di andare al Miro.

Mario ha sostenuto di trovarsi fuori dal locale vicino alla fontana quando Emanuele viene portato fuori dalla sicurezza del Miro. «Si spintonavano, c'è stato qualche colpo - ha detto alla Corte - Allora mi sono alzato per dire fermatevi. Poi Emanuele è salito verso la parte alta». Ha riferito di un buttafuori che colpiva con un manganello Franco Castagnacci e di aver visto Emanuele già a terra.

Quindi la seconda parte della serata trascorsa in altri bar tra Alatri e Frosinone prima della convocazione in caserma dei carabinieri e dell'arresto la sera successiva a Roma, dalla sorella. Quindi ha concluso: «Emanuele non l'ho toccato. Mi dispiace, ma non posso pagare per una cosa che non ho fatto».

Palmisani ha ricordato della cena saltata a Roma, del malore e della scelta di andare al Miro. «Uscendo dal bagno vedevo la rissa al bancone», ha detto. Aggiungendo di aver cercato di mettersi tra i due buttafuori ed Emanuele. «Il buttafuori albanese mi ha colpito al petto con un manganello e mi ha detto non intromettere», ha proseguito. Ha riferito del momento in cui ha preso lo svitabulloni per affontare il buttafuori che l'ha disarmato. Anche lui ha detto di aver visto Emanuele già a terra e di avergli alzato i piedi. Quindi ha descritto la scena di Fortuna che andava via e tentava di portare con sé la sorella e dello sputo di quest'ultima a Emanuele.