L'aula della Corte d'assise di Frosinone gremita. L'attesa per quanto avrebbero detto gli accusati di omicidio al processo Morganti. Un'attesa rimasta vana. Se la scelta di Michel Fortuna di non sottoporsi all'esame era nota da tempo, con Franco Castagnacci, incerto, l'udienza di ieri veniva per ascoltare almeno Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Tuttavia, a inizio seduta, l'annuncio che non avrebbero risposto nemmeno loro. Leggero disappunto del presidente della corte, il giudice Giuseppe Farinella, se non altro per l'organizzazione dei lavori, dato che, così, la prima udienza dedicata ai testi della difesa si sarebbe limitata a pochi minuti.

Gli avvocati Angelo Bucci e Massimiliano Carbone della difesa Castagnacci-Palmisani (il resto del collegio è composto dagli avvocati Bruno Naso, Marilena Colagiacomo e Christian Alviani, per la famiglia Morganti parte civile Enrico Pavia) hanno spiegato alla corte che la giornata prima l'avevano trascorsa a parlare con i propri clienti a Regina Coeli e che «il nostro consiglio era di sottoporsi all'esame». Preso atto della novità, la Corte è passata all'esame dei cinque testi chiamati. Di due, di cui uno in Australia, sono state acquisite le dichiarazioni delle indagini preliminari. Gli altri sentiti a chiarimento di alcuni fatti.

La prima a sedersi sul banco dei testimoni, vinta dall'emozione e dal ricordo di quanto accaduto a Emanuele, è scoppiata in lacrime. È stata sentita sulle circostanze relative all'inizio della lite nel Miro e sulla presenza di altri che avrebbero spalleggiato Memmo Paniccia, l'uomo che iniziò la lite con Emanuele. La ragazza ha confermato che Morganti era stato colpito anche da altri all'interno del locale. Un teste ha ricordato che mentre Emanuele scappava verso l'alto della piazza uno dei buttafuori tentava di bloccarlo per la maglia e di sferrargli un colpo.