Prelievi a macchia di leopardo sul campo, in casa, nell'area di pertinenza dell'abitazione. Quasi un'ora nel campo indicato come il luogo della morte di Gabriel, oltre tre quarti d'ora in casa, da dove ieri mattina è partita la seconda fase degli accertamenti. Poi ancora nell'orto dove Nicola dice di aver lavorato a Villa S. Lucia. L'azione della procura, con il sostituto Maisto a testa bassa e molto determinata, è davvero imponente: il lavoro dei carabinieri e degli esperti chiamati a far luce sulla morte di Gabriel non vuole tralasciare nulla. Ecco perché anche all'interno dell'abitazione il geologo Sacchi ha effettuato un'accurata ispezione e ha prelevato campioni che verranno comparati con le tracce isolate su abiti e oggetti. Anche in questo caso, come per le verifiche sulle auto, i giorni previsti per gli attesi risultati sono 90.

«Gli accertamenti effettuati dalla dottoressa Sacchi serviranno a poter comparare i campioni con il terriccio del campo indicato come il luogo dell'omicidio -ha dichiarato l'avvocato D'Anna- Passaggi per noi fondamentali perché il mio assistito continua a sostenere che in quel luogo non c'è mai andato. Ora attendiamo le analisi». Presente anche il professor Lavorino, consulente della difesa di Donatella insieme all'avvocato Chiara Cucchi che con l'avvocato Prospero assistono Donatella: «La procura sta portando avanti un lavoro eccellente. Noi della difesa di Donatella riteniamo che sia il campo il luogo dove il bambino è stato ucciso e poi trasportato altrove. Alla fine faremo tutte le valutazioni e gli apprezzamenti».

Ancora una volta una dicotomia importante in un caso dove è doveroso capire fino in fondo ancora molti aspetti sulla morte di Gabriel, ucciso perché piangeva. Le versioni contrastanti dei due indagati, la mamma e il papà, entrambi in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato continuano a rendere complessa una definizione univoca del delitto.
Solo elementi concreti e oggettivi riscontrati attraverso dati scientifici potranno raccontare la verità. Da accertare, dunque, l'epicentro dell'omicidio: questo andrebbe a ridefinire come già detto i ruoli dei genitori. Un lavoro affatto facile, quello affidato ai carabinieri della Compagnia di Cassino guidati dal capitano Mastromanno e ai colleghi del Comando provinciale guidati dal tenente colonnello Gavazzi, agli ordini del colonnello Cagnazzo.