La città doveva ancora svegliarsi. Silenzio. Tutto sembrava tranquillo, fino a quando, intorno alle 4, si è scatenato l'inferno nella parte bassa del capoluogo. Prima i rumori, poi l'odore di fumo e in pochi istanti le fiamme hanno gettato nel panico i residenti di via Aldo Moro e via De Matthaeis. Macchine in mezzo alla strada avvolte dal fuoco. Un vero e proprio inferno. In azione cinque, sei banditi. Forse anche più. Avevano architettato tutto per mettere a segno il colpo nella gioielleria Cataldi. Avevano studiato come tentare di bloccare l'intervento delle forze dell'ordine, per poi svaligiare la gioielleria. Ma il colpo è fallito, i vetri antisfondamento hanno retto. Nel frattempo sono arrivati i carabinieri, contattati da alcuni residenti. I malviventi sono stati costretti, quindi, a fuggire, mentre via Aldo Moro e via De Matthaeis sono diventate teatro di uno scenario da brivido. Sul posto anche i vigili del fuoco per domare le fiamme e mettere in sicurezza la zona.

La ricostruzione
Un risveglio amaro, quello di ieri, per tanti residenti della parte bassa di Frosinone e per i titolari della gioielleria Cataldi. I banditi hanno raggiunto via Aldo Moro e via De Matthaeis. Probabilmente si sono divisi, qualcuno pronto per l'irruzione nella gioielleria e altri per tenere sotto controllo le vie di fuga e quelle di accesso per l'arrivo delle forze dell'ordine. Un piano studiato nei minimi dettagli. Hanno preso alcuni contenitori dell'immondizia e li hanno messi di traverso. Ma non solo. Hanno rotto i finestrini di alcune macchine in sosta. Hanno tirato il freno a mano e le hanno lasciate in mezzo alla strada. Ma qualcosa è andato storto. La vetrina non sono riusciti a spaccarla, e sono stati quindi costretti a desistere. Così hanno appiccato il fuoco alle auto. Tre sono state completamente divorate dalle fiamme. 

L'allarme
La chiamata ai soccorsi è arrivata intorno alle 4. Alcuni residenti hanno contattato le forze dell'ordine. I cittadini pensavano inizialmente che si trattasse di un corto circuito a una macchina. Ma subito dopo hanno capito che la situazione era molto più grave. Non si trattava di una sola auto. Immediato l'intervento dei carabinieri, ma i banditi si erano già dileguati. Diramata la nota di ricerca per cercare di rintracciare la banda. Setacciate le strade circostanti. Indagini serrate per cercare elementi che possano portare a dare un nome e un volto ai malviventi. Al vaglio anche alcune telecamere di videosorveglianza del Comune che si trovano sulla strada. I banditi rischiano diversi reati, dal furto, al danneggiamento seguito da incendio, all'interruzione di pubblico servizio.

Il risveglio
Sembrava un campo di battaglia prima che le auto incendiate venissero spostate e gli addetti alla pulizia rimuovessero i resti di una notte da incubo. I commercianti della zona, arrivati per aprire le loro attività, hanno subito capito che qualcosa di grave era accaduto, mentre sui social iniziavano già a correre le prime notizie e le prime immagini di una notte da dimenticare.

Il raid precedente
Circa tre mesi fa, sempre la zona di via Aldo Moro, è finita sotto i riflettori per un altro raid. Meno di quattro minuti, otto banditi armati di martello avevano rotto la vetrina. In quel caso il colpo è andato a segno, nella gioielleria Grande, in piazza don Carlo Cervini. Bottino ingente, circa 150.000 euro.Alle 2.45 erano entrati in azione. Passati dalla parte laterale della gioielleria. Avevano alzato la serranda e con il martello rotto la vetrina e fatto irruzione. Si era azionato anche l'allarme. Pochissimi minuti e i banditi erano riusciti a portare via molti oggetti dalla gioielleria.
Nel frattempo la scena non era passata inosservata ad alcuni cittadini. Si erano affacciati dalle finestre, il tempo di realizzare quanto stesse accadendo e dei banditi si erano già perse le tracce. Sul posto la polizia per le indagini. In entrambi i raid, i banditi, sia quelli in azione a febbraio sia quelli della notte tra giovedì e ieri, si sono dileguati in direzione del fiume, in via San Giuseppe. Molto probabilmente ad attenderli c'erano i complici, pronti per la fuga. Non si esclude che possa trattarsi della stessa banda. Importanti potrebbero rivelarsi anche i filmati estrapolati dalle telecamere comunali che si trovano nella zona dove si è registrata quella che può essere definita una vera e propria follia.