Si sa che l'amore di una madre per i suoi figli può dare una forza così grande da farle superare qualsiasi ostacolo, anche quello più difficile. Un nuovo esempio di questa profonda, naturale regola della vita è in una vicenda accaduta a Ceccano, dove una giovane mamma con due bambini piccoli rischiava di trovarsi in mezzo alla strada dopo aver dovuto lasciare l'abitazione in cui era stata temporaneamente ospitata.

A nulla sono valse le segnalazioni all'Ater né quelle ai servizi sociali, che per aiutarla le chiedevano di attendere i tempi della burocrazia, cosa che la donna non poteva permettersi di fare perché, nel frattempo, la salute malferma di uno dei suoi bambini l'aveva costretta a ricorrere all'assistenza del più noto ospedale pediatrico di Roma, il Bambino Gesù.

Alla fine, disperata e senza risposte concrete, la giovane ha deciso di occupare un alloggio popolare vuoto da tempo perché la legittima assegnataria si era trasferita all'estero, e nel quale l'Ater non aveva più svolto nemmeno l'ordinaria manutenzione. Il giorno dopo, la giovane è andata ad autodenunciarsi: pian piano, nel frattempo, con le proprie mani ha riportato in condizioni di vivibilità dignitosa un alloggio prima fatiscente e in cui ancora oggi continua a vivere con i bambini nella speranza di poter avere una sistemazione regolare e definitiva.

Intanto, però, la giovane mamma era stata colpita da un decreto penale di condanna del tribunale di Frosinone: difesa dall'avvocato Filippo Misserville, la donna è comparsa l'altro ieri davanti al giudice per rispondere del reato di occupazione abusiva. Non senza emozione, ha raccontato in aula la sua storia. Il difensore, invece, si è attenuto all'aspetto giuridico della vicenda. E così, pur senza contestare la sussistenza del reato, la difesa ha chiesto in suo favore l'applicazione della scriminante di aver agito in stato di assoluta necessità, determinato dall'esigenza di salvare la salute di suo figlio da un danno irreparabile. La sentenza ha accolto la richiesta e la donna è stata assolta.

La vicenda ricorda un po' quella recente del cardinale-elettricista che ha consapevolmente violato la legge riallacciando la corrente elettrica in un immobile dell'Esquilino, a Roma, dove, pur in una situazione di chiara illegalità, vivevano numerose famiglie con pochi soldi e tanti bambini: in questo caso, il diritto ha tutelato i più deboli.