II bar, ma anche un'azienda agricola. E consegne a domicilio. Le indagini di carabinieri e polizia, iniziate nell'aprile 2017, e volte a indagare il contesto sociale emerso a seguito dell'omicidio di Emanuele Morganti, ieri sono arrivate a conclusione. 

Il gip di Frosinone Ida Logoluso ha firmato un'ordinanza nei confronti di sedici persone, eseguita dalla squadra mobile della questura e dai carabinieri del Nucleo investigativo nonché della compagnia di Alatri. Sei sono in carcere: Orazio Fanella, 54 anni, Lorenzo Galuppi, 42, Danilo Messia, 47, Nello Ciangola, 60, tutti di Alatri, El Medhi Tyak, 44, marocchino, residente a Frosinone, ed Emilio Giorgi, 45, di Supino. Agli arresti domiciliari sono finiti Vincenzo Cerbara, 47, di Castelliri, e Lorenzo Sabellico, 42, di Alatri. Obbligo di firma per altri quattro alatrensi e divieto di dimora per quattro albanesi residenti a Frosinone, questi ultimi accusati del furto di un'autovettura avvenuto a Torrice ai primi di aprile.
Come hanno voluto premettere gli investigatori, in testa il colonnello Andrea Gavazzi nelle vesti di padrone di casa e il questore Leonardo Biagioli, il movente dell'omicidio Morganti nulla ha a che vedere con la droga, è emersa l'esigenza di «approfondire – scrive il gip – quello che, da subito, è apparso come un problema sociale che ha fatto da sfondo all'omicidio, ossia il diffusissimo uso ed abuso di sostanze stupefacenti fra i giovani di Alatri». Da qui la necessità di «una rivisitazione degli esiti di pregresse investigazioni condotte nei confronti di soggetti già in passato protagonisti dell'attività di traffico di stupefacenti in Alatri». Subito sono partite le intercettazioni telefoniche e ambientali, risultate le principali fonti di prova dell'indagine coordinata dai pm Adolfo Coletta e Vittorio Misiti.
Due anni di indagine prima di chiudere il cerchio, come spiegato dal questore Biagioli che parla di «attività intense che, già nei mesi scorsi, hanno portato a vari risultati con diversi arresti e sequestri di stupefacenti e contanti». Nel corso dell'intera operazione è emerso come lo stupefacente, in prevalenza hashish (undici i chili sequestrati) giungeva dal Marocco via mare, via terra e via aerea con dei corrieri ovulatori. Numerosi, anche se di minore quantità, i sequestri di cocaina e marijuana. I protagonisti, «sono italiani in massima parte e figure di spicco della criminalità locale», dice il questore. Tra questi Orazio Fanella, che, il gip ricorda essere emerso, pur non indagato, in altre operazioni antidroga. «Persona in grado di favorire i contatti fra promotori dei gruppi criminali attivi sul territorio per il traffico di sostanze stupefacenti – lo descrive il gip – e grossisti fornitori delle sostanze... E risolutore di eventuali controversie». Il clamore derivato dall'omicidio Morganti e «il dispiegamento nel territorio di Alatri di un numero maggiore di appartenenti alle forze dell'ordine – scrive il gip – aveva spinto Orazio Fanella ad adottare alcune precauzioni, temendo a ragione che l'attenzione degli inquirenti si sarebbe spostata» a Tecchiena. Così facendo, Fanella lascia «la piazza dello spaccio della sostanza stupefacente nelle mani di Lorenzo Galuppi – si legge nell'ordinanza – il quale utilizzava la propria fattoria di via Jugoslavia, per occultare e distribuire la sostanza stupefacente».
Nel corso delle indagini emergavano i nomi di Nello Ciangola, accusato di essere fornitore di Fanella e «dedito alla movimentazione di ingenti quantitativi di hashish», quindi di Danilo Messia per la piazza di "Bitta" e del marocchino Tyak, quest'ultimo per il rifornimento della sostanza dal Marocco grazie a contatti con connazionali residenti a Genova.
Lo spaccio avveniva pure a domicilio, o in favore di chi, come Cerbara, che, stando alle accuse, avrebbe provveduto a cederla a sua volta a clienti di Isola del Liri e Castelliri. Individuato, tra i presunti clienti di Galuppi, un medico dentista rifornito più volte in luoghi appartati «al fine di salvaguardare la propria posizione professionale e sociale», scrive il gip.
Per gli ordini usato un linguaggio cifrato con espressione del tipo bottiglie, birre, pecore, pagnotta di pane, cioccolata, noccioline, ma soprattutto pane scuro. Frasi ritenute inequivocabili da chi indaga. Nel corso di un'intercettazione ambientale, le forze dell'ordine captano un dialogo tra Fanella e Messia dal quale emergono «propositi di collaborazione per l'attivazione di nuovi canali di approvvigionamento per la base di spaccio controllata dal Messia e di implementare il bacino di clienti, attraverso forniture di stupefacente maggiormente vantaggiose, per qualità e prezzo mediate da Orazio Fanella».
Spiega il maggiore Antonio Lombardi, comandante del Nucleo investigativo: «Le indagini hanno permesso di svelare anche una sorta di porta a porta e l'uso dell'azienda agricola e dei bar per facilitare spaccio e consumo». Il capo della squadra mobile Carlo Bianchi aggiunge un particolare: «Mentre con le telecamere monitoravamo una base di spaccio ne è emersa un'altra, centinaia di metri prima, non conosciuta e che non faceva concorrenza all'altra».
Gli interrogatori degli arrestati, difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Tony Ceccarelli, Marco Maietta, Roberto Filardi, Filippo Collalti, Amleto Iafrate Giusppe Spaziani e Claudia Padovani, inizieranno domani.