Due omicidi dietro alle sbarre del carcere di Frosinone fra il 2015 e il 2016. E a commetterli, secondo la tesi della procura, sarebbe stato Daniele Cestra, di Sabaudia. Il 31 maggio per l'imputato, assistito dagli avvocati di fiducia Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone, è fissata l'udienza preliminare davanti al gup Antonello Bracaglia Morante, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura del capoluogo (l'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Vittorio Misiti).

Due, in particolare, le morti ritenute sospette e avvenute nella casa circondariale di via Cerreto, dove Cestra era in carcere dopo essere stato condannato per il delitto di un'anziana, uccisa nel 2013 a San Felice Circeo. La prima è quella di Pietro Paolo Bassi, trovato senza vita nel 2015, e la seconda è quella di Giuseppe Mari, risalente invece al 2016. All'ipotesi dell'omicidio, il sostituto procuratore Vittorio Misiti è arrivato anche a seguito delle perizie medico-legali eseguite nei mesi scorsi dalla dottoressa Daniela Lucidi. Per quanto riguarda il presunto delitto di Mari, per l'accusa sarebbero stati utilizzati dei «mezzi soffici» (un lenzuolo o altro) per esercitare la compressione del collo e l'ostruzione delle vie respiratorie. Oltre a ciò, si ipotizza anche l'utilizzo di corpi contundenti. Il medico legale ha infatti riscontrato, tra le altre cose, la frattura dell'osso ioide e la rottura del timpano.

Per quanto riguarda Pietro Paolo Bassi, invece, sarebbe stato immobilizzato (riscontrata la sub-lussazione di due vertebre) e successivamente sarebbe stato impiccato. Adesso il gup dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei confronti di Daniele Cestra, che sta scontando la condanna definitiva per il delitto compiuto a Borgo Montenero (San Felice Circeo) dell'ottantenne Anna Vastola. Cestra dopo il fermo, difeso da un avvocato d'ufficio, confessò il delitto davanti al pm. Dopo una condanna a 30 anni in primo grado, assistito poi dagli avvocati di fiducia Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone, fu condannato a 18 anni in appello. Sentenza confermata dalla Corte di Cassazione e dunque condanna definitiva.
Ora l'uomo è indagato per altri due omicidi e il 31 maggio il giudice deciderà se disporre o meno il processo.