Tre frusinati, F.N. 61 anni, M.G. 63 anni e R.M. 38 anni, sono accusati di gioco d'azzardo, usura ed estorsione, all'esito di un'inchiesta della Procura di Frosinone che ha notificato loro l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Stando alle accuse, in alcune agenzie ufficialmente riconosciute, operavano con delle slot machine irregolari, quindi con una struttura di gioco parallela. C'erano gli addetti e c'era anche colui che poi recuperava la somma di denaro presso alcuni clienti, i quali preferivano, visto il più alto tasso che c'era nel giocare (vincite più alte o anche perdite), avevano scelto il sistema parallelo che è stato, però, sgominato dagli inquirenti.

Si è partiti, dunque, dal gioco d'azzardo, ovvero dall'utilizzo di slot machine irregolari, svincolate dal sistema statale. Si è poi arrivati a un fenomeno molto più grave. Alcuni clienti che si esponevano in maniera importante, pagavano con somme nettamente più maggiorate rispetto a quella persa, a quella dovuta. Qui l'accusa di usura. In alcuni casi, sempre stando alle accuse, per incassare gli assegni, i tre sarebbero andati nelle abitazioni dei giocatori incalliti e con metodi minacciosi e violenti, hanno tentato di incassare gli assegni, tra l'altro con cifre esorbitanti.
Per loro, quindi, è scattata l'accusa anche di estorsione.

Un'inchiesta che ha svelato uno spaccato societario drammatico, come purtroppo emerge anche dai dati in cui si evidenzia come pure nella provincia di Frosinone il gioco d'azzardo, la ludopatia, siano fenomeni sempre più in aumento e che vedono coinvolti sia uomini, sia donne, giovani e anziani, molti che sperperano tutto il loro stipendio per il gioco. Alcune delle vittime cadute nella rete dei tre frusinati, hanno ricorso anche alle comunità di recupero per i ludopatici.