Trenta giorni dalla morte di Gabriel. Un mese esatto dalla morte violenta di un bimbo di due anni, soffocato sembrerebbe dalla stessa madre, Donatella Di Bona, accusata di aver tolto la vita al figlio perché piangeva. E a farlo, secondo gli inquirenti, non era sola: arrestato con la medesima pesante accusa anche il padre della vittima, Nicola Feroleto. Assenti entrambi. La madre aveva chiesto di poter prendere parte alla messa in suffragio del figlio: richiesta rigettata per motivi di ordine pubblico.

Teste basse e qualche lacrima all'interno della chiesa, con poche persone accanto alla nonna e alla famiglia di Donatella. Nessuna omelia, nessuna parola di conforto: una celebrazione intima e oltremodo rigorosa. Poi, sul sagrato, anche i familiari di Gabriel hanno preferito non parlare, smarcandosi dalle domande dei giornalisti: solo silenzio e la voglia di mettere tutto a tacere. Impossibile in situazioni del genere, in cui la morte di un bambino ha scosso le coscienze, lasciando molti interrogativi aperti. E non solo su come siano andate davvero le cose.

Da un punto di vista strettamente investigativo, invece, circoscritto nell'immediatezza il raggio d'azione in cui muoversi grazie a un'indagine lampo dei carabinieri, la definizione di ruoli e responsabilità non è affatto tanto scontata. I due genitori continuano a dichiararsi innocenti, accusandosi dunque vicendevolmente. E anche stabilire con esattezza dove la violenza abbia avuto luogo, dove il piccolo sia stato realmente ucciso non appare affatto un dato tanto consolidato: per questo, oltre alle prove già acquisite durante il sopralluogo del Ris nell'abitazione (ricordiamo le due tracce importanti, forse di sangue, isolate nella stanza da letto), anche i nuovi accertamenti chiesti dal sostituto Maisto con la nomina di un geologo potranno chiarire aspetti cruciali. Dalla comparazione tra il terreno dove è stata indicata in prima battuta la morte del bimbo e le tracce sui vestiti (di Gabriel, della madre e del padre) arriveranno, dunque, le prime risposte. Al resto ci penseranno le indagini dei carabinieri del capitano Mastromanno e dei colleghi del Comando provinciale del tenente colonnello Gavazzi, agli ordini del colonnello Cagnazzo.