Omicidio di Gabriel, le difese fanno quadrato attorno ai genitori in carcere per l'atroce delitto, la procura continua a inanellare elementi utili a mantenere integro il quadro accusatorio.

È una vera e propria battaglia, fatta di strategie e di frecce custodite nella propria faretra. Al resto ci penseranno i dati scientifici forniti dall'autopsia - prova regina per l'orario della morte del piccolo - e dagli accertamenti del Ris all'interno dell'abitazione. Oltre, ovviamente, ai risultati legati al contenuto dei cellulari degli indagati.

Per la procura, la morte del piccolo Gabriel è legata a due figure: la mamma, 28 anni, Donatella Di Bona, arrestata in meno di 24 ore. E il padre, Nicola Feroleto di 48 anni, fermato e poi tratto in arresto poco dopo con le medesime accuse: omicidio volontario aggravato. Secondo quanto stabilito dal gip, sarebbero entrambi responsabili della morte del piccolo, soffocato perché piangeva. Forse per aver impedito ai due di appartarsi.

Oggi la difesa di Donatella, rappresentata dagli avvocati Cucchi e Prospero, si recherà in carcere per un colloquio. Domani anche la difesa di Nicola, assistito dall'avvocato D'Anna, farà lo stesso: i legali non vogliono tralasciare nulla che possa scagionare i loro assistiti. Forse per questo ogni dettaglio è fondamentale.

Ma i dettagli sono elementi-chiave anche nelle mani degli inquirenti: non solo le intercettazioni ambientali e gli accertamenti svolti con rapidità e professionalità dai militari coordinati dal sostituto Maisto. Anche le telecamere di sorveglianza della zona in cui Gabriel ha trovato la morte potrebbero parlare e indicare la presenza di Nicola o la sua assenza quando il piccolo perdeva la vita. Ma, come detto, l'unico elemento dirimente sarà l'ora della morte. E le cause della stessa.