Dopo un anno e due mesi si riaccende la speranza di avere qualche novità su Luca Di Mario, il quarantasettenne di Cassino che nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2018 è saltato in sella alla sua bici e dal quartiere San Bartolomeo è scomparso nel nulla. La sua due ruote, dopo un mese, è stata ritrovata nelle acque del Rapido, tanto che i sommozzatori dei vigili del fuoco - coordinati dai carabinieri guidati dal capitano Mastromanno - hanno scandagliato il corso d'acqua.

Ora la comparazione con i dati relativi al cadavere di Santo Stefano potrebbe aprire a una nuova ipotesi: possibile che il corpo trovato in stato di saponificazione tra l'isolotto di Santo Stefano e Ventotene, oltre due mesi fa, sia proprio quello dello scomparso di Cassino? Per non escludere alcuna pista, la comparazione richiesta sembrerebbe aver riguardato sia i dati (relativi all'analisi dentale) dell'uomo del sud Pontino, sia il quarantasettenne di San Bartolomeo. Un'attenzione particolare, quella del Commissario straordinario delle persone scomparse - di stanza al Ministero dell'Interno - in diretto e costante collegamento con la procura di Cassino che sta svolgendo un lavoro accuratissimo.

Le ipotesi
La comparazione tra i dati raccolti durante l'esame cadaverico del corpo trovato in mare e le caratteristiche dentali sia di Di Mario, sia dello scomparso della provincia di Latina, potrebbe rappresentare la chiave di volta di due misteri: quello del corpo ripescato dalla Capitaneria di Porto di Gaeta e quello di uno dei due scomparsi; anzi di tre, visto che oltre allo scomparso di Nettuno, le attenzioni degli inquirenti non hanno neppure escluso la compatibilità con l'imprenditore di Sperlonga inghiottito con la sua auto in una voragine che si venne a creare sulla Flacca, a Terracina. Indagini distinte, quelle portate avanti dalla procura di Cassino (la prima affidata alla dottoressa D'Orefice; la seconda, quella del corpo rinvenuto in mare, al dottor Mattei) che potrebbero avere un punto di connessione.

L'odontologia forense, d'altra parte, rappresenta una delle branche d'applicazione più accreditate quando si parla di raggiungere l'identificazione dei cadaveri: radiografie, protesi, malformazioni e otturazioni rendono ogni paziente unico e per questo riconoscibile. Fondamentale il lavoro di riscontro della procura che sta continuando a verificare anche le informazioni a disposizione del Commissario per le persone scomparse, incrociando dati medico-legali e testimonianze dei parenti.