Il volto dell'assassino di Gabriel è quello che verrà indicato dall'analisi delle tracce isolate su vestiti e altri capi di vestiario sequestrati dagli inquirenti. Il Dna, così come ogni tipo di traccia presente sugli abiti del piccolo e della madre, sulle scarpe del papà e su altri elementi finiti nelle mani del Ris potrebbero spazzare via ogni dubbio. Della morte del piccolo Gabriel sono ritenuti colpevoli la mamma Donatella Di Bona e il padre Nicola Feroleto, entrambi in carcere per omicidio volontario in concorso. Ma tra versioni contrastanti, orari che non coincidono, testimonianze che sembrano rimescolare continuamente le ricostruzioni effettuate, la partita sembra ancora tutta da giocare.

È facile ipotizzare che gli indumenti indossati da Gabriel al momento del delitto ma anche quelli sequestrati alla madre possano raccontare dettagli affatto secondari per puntellare il quadro tracciato con rapidità dai carabinieri della Compagnia di Cassino e dai colleghi del Comando provinciale, agli ordini del colonnello Cagnazzo. La ventottenne subito dopo la morte del bimbo, fingerà un investimento. Poi dirà di avergli messo una mano sulla bocca perché piangeva; prima se ne assumerà ogni responsabilità, poi racconterà della presenza di Nicola. Nicola offrirà tutt'altro quadro: negherà ogni addebito ma chiederà un alibi alla sua convivente di Villa Santa Lucia: a inchiodarlo, una intercettazione ambientale. In 24 ore i carabinieri arrivano alla svolta.

Luogo e dinamica: le ombre
Dove è stato ammazzato il piccolo Gabriel? Per la procura, la pista privilegiata resta quella del campo a 500 metri dall'abitazione dove, per ammissione della stessa Donatella, i due volevano appartarsi. Il Ris, però, mercoledì batte palmo a palmo anche l'interno dell'abitazione di Gabriel: estrema prudenza dei militari oppure anche sulla scena del crimine si nutrono dubbi? Nella casa vengono isolate due tracce ritenute «rilevanti ai fini dell'inchiesta» e su cui verranno effettuati altri accertamenti. Indiscrezioni parlano di sangue, anche nel letto in cui il piccolo dormiva con la mamma e con la nonna. Ma il sangue (si attendono comunque i risultati delle analisi) di chi è? I pilastri di riferimento per gli inquirenti sono, al momento, tre:i risultati dell'autopsia, che potrà indicare con rigore scientifico ora e causa del decesso; l'analisi del contenuto dei tre cellulari sequestrati agli indagati (due della donna e uno del quarantottenne) e quello dei tabulati; poi l'analisi sui capi di vestiario. Indicativo il fatto che di Nicola siano state richieste, ad oggi, soltanto le scarpe: tutte le testimonianze raccolte, anche delle vicine di casa, indicano che il padre non sia mai entrato in casa. Se il delitto è stato consumato nel campo, però, potrebbero risultare presenti alcune tracce sotto le scarpe dell'uomo.

Nicola scoppia a piangere
Ha guardato le foto di Gabriel, questa volta non quelle della sua vita di bimbo fatta di affetti,piccole cose, giochi e luoghi familiari in cui poter sognare e crescere. Questa volta Nicola ha guardato le foto del cadavere di suo figlio. E ha pianto. «Guarda cosa gli ha fatto!» avrebbe detto giovedì tra le lacrime Nicola Feroleto (riferendosi a Donatella), continuando a dirsi estraneo a ogni accusa, tesi abbracciata con forza dall'avvocato D'Anna che con la consulente, la dottoressa Bruzzone, sta svolgendo attente analisi difensive. Ieri in carcere a raggiungere Donatella sorvegliata a vista è stato il criminologo Lavorino, consulente della difesa della donna, sostenuta dagli avvocati Prospero e Cucchi. «Siamo certi della non colpevolezza della nostra assistita» ha ribadito Prospero. Dopo il colloquio, in cui secondo indiscrezioni le avrebbe chiesto conto pure delle tracce rinvenute nella casa, il professor Lavorino ha inviato una dettagliata relazione ai legali. Ogni elemento servirà per valutare i molteplici aspetti della tragedia: attesi anche i filmati delle telecamere della zona Fiat e di una banca che potrebbero tracciare i percorsi e gli orari di Nicola.