Al processo per l'omicidio di Emanuele Morganti è stato il giorno dei buttafuori in servizio quella sera al Miro. I quattro sono stati sentiti come testimoni, essendo stato archiviato il procedimento inizialmente aperto a loro carico, tanto che il presidente della Corte d'assise di Frosinone, il giudice Giuseppe Farinella non ha ammesso domande la cui risposta poteva risultare auto-incriminante. Ad aprire l'udienza il comandante del Reparto operativo dei carabinieri, il tenente colonnello Andrea Gavazzi. L'ufficiale è stato sentito sulla struttura fisica di Michel Fortuna, uno dei quattro imputati per l'omicidio del ventenne di Tecchiena, insieme a Franco e Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Peraltro, ieri è stata la prima volta con Franco agli arresti domiciliari. Giunto scortato dagli agenti della polizia penitenziaria si è seduto accanto al suo difensore, l'avvocato Marilena Colagiacomo (gli altri, ancora detenuti, sono rappresentati dagli avvocati Christian Alviani, Martina Di Liberatore, Angelo Bucci e Massimiliano Carbone).

l teste Gavazzi ha spiegato che, al momento dell'arresto, il10aprile del 2017, «Fortuna era più corpulento. Ora è più asciutto». A seguire si è accomodato sul banco dei testimoni il primo buttafuori, Manuel Capoccetta. La Corte ha respinto la richiesta dei difensori di ascoltare lui egli altri come testi assistiti (ad ogni buon conto in aula c'erano gli avvocati Giampiero Vellucci e Riccardo Masecchia, che li hanno rappresentati nelle indagini preliminari). Capoccetta al pubblico ministero Vittorio Misiti ha spiegato di esser arrivato sul luogo della lite quando Emanuele era già stato separato da Domenico Paniccia e veniva portato fuori dal locale. «Io e Michael Ciotoli cercavamo di calmarlo - ha riferito -. Lui era molto agitato verso l'altro. E gli amici dell'altro cercavano lo scontro».

Così mentre all'esterno i buttafuori parlavano con Emanuele, si avvicinavano Mario Castagnacci e Palmisani. «Si sono presi a parole, non so per quale motivo, perché loro nel locale non c'erano - ha proseguito. Era una cosa differente». Quindi il buttafuori ha descritto uno schiaffo («un pugno», ha contestato il pm verbali dei precedenti interrogatori alla mano), un colpo o un tentativo, come poi più volte ha precisato anche il presidente, di Mario verso Emanuele. «A Mario ho chiesto perché l'hai fatto e lui mi rideva in faccia», ha continuato Capoccetta. A un certo punto al gruppo si è unito Franco. «Franco cercava la rissa con Emanuele e Gianmarco Ceccani si era messo in mezzo», è proseguita la testimonianza. Capoccetta ha ricordato di esser stato richiamato all'in terno del locale dove la situazione stava degenerando con Paniccia che aveva una bottiglia in mano («sono riuscito a toglierla io», ha dichiarato).

Il pm ha chiesto se c'era stata colluttazione tra Emanuele e l'altro buttafuori Michael Ciotoli. «Sì, qualche spinta la risposta -e un pugno di Emanuele», circostanza questa che il diretto interessato, sentito per ultimo ha fortemente negato a più riprese («come se fosse stata una cosa forzata», ha detto poi Ciotoli ai difensori). Quindi ha descritto il rumore (Emanuele che sbatteva contro l'auto), il fuggi fuggi generale e tra questi Michel Fortuna («è stata la prima persona vista passare»). La parte civile, con l'avvocato Enrico Pavia, ha voluto conferma sull'arrivo al Miro di Fortuna e Paniccia. «Sì li ho visti arrivare insieme», la conferma.

La difesa ha chiesto se c'era stato qualcosa prima del presunto colpo di Mario a Emanuele, al che il teste ha risposto no e di aver ricordato la scena solo una volta tornato acasa, motivoper cuinon l'aveva subito riferito ai carabinierie che poi ha portato a presentarsi in caserma la compagna dello stesso, sentita ieri come testimone sulla circostanza. Le domande degli avvocati si sono incentrare sulle intercettazioni e sui contatti tra i buttafuori dopo i fatti. Quindi ha negato di aver visto Franco colpire Emanuele e ha ricordato di qualche spinta data a Ceccani. Quindi è stato sentito Damiano Bruni, l'unico buttafuori che quella sera non è mai uscito dal locale, del quale sono state acquisite le sommarie informazioni con qualche domanda dei difensori. Un po' più movimentata la testimonianza dell'albanese Pjetri Xhemal, altro buttafuori, del quale a un certo punto la difesa ha chiesto l'interruzione per falsa testimonianza richiesta respinta dalla difesa.

Motivo del contendere una serie di "aggiunte" a quanto in precedenza dichiarato. A cominciare da «è partito uno schiaffo di Mario Castagnacci a Emanuele». Quindi ha aggiunto di aver tolto di mano a Palmisani una chiave svitabulloni e ha negato di aver visto Emanuele colpire Ciotoli. Quest'ultimo ha riferito di aver passato poco tempo fuori e di esser rientrato quasi subito nel locale per dar manforte a Bruni. Di fuori ha descritto due gruppi fronteggiarsi, senza riconoscere nessuno («per me era una rissa come le altre»). Ciotoli ha negato di aver inseguito Emanuele. Tutti i buttafuori, comunque, hanno negato di aver visto o usato manganelli e di aver chiamato le forze dell'ordine, ma anche di aver avuto paura in quei giorni per essere stati indagati e per aver ricevuto minacce. Con loro, intanto, si concludono i testi del pm. Alla prossima udienza saranno sentiti tre dei quattro imputati.