Adesso scatta lo sciopero. Alla luce delle trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche, Fim Fiom e Uilm chiedono al governo e al sistema delle imprese l'urgenza di agire su alcuni elementi come ad esempio la riduzione delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente, l'aumento dei salari, l'incremento di investimenti pubblici e privati nei settori strategici, la reindustrializzazione delle aree di crisi con piani di sviluppo territoriale che garantiscano l'occupazione.

I metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil spiegano perchè è giunta l'ora, il prossimo 14 giugno, di incrociare le braccia. Lo sciopero generale di otto ore sarà accompagnato da tre manifestazioni unitarie al nord, centro e sud, che si svolgeranno in contemporanea a Milano, Firenze e Napoli.

«Abbiamo discusso e deciso che era necessario far sentire la voce dei metalmeccanici tutti insieme», ha detto Palombella della Uilm, a partire «dall'emergenza rappresentata dal degrado industriale che riguarda anche il settore metalmeccanico: il Paese è fermo e il sistema industriale non riesce a decollare. E questo dipende dalle scelte che governo e imprese devono realizzare».

Anche Bentivogli ha sottolineato la fase di stagnazione, dopo larecessione tecnica, in cui si trova oggi il Paese e ha sostenuto come diversi provvedimenti
«dalla legge di Bilancio al Def e al decreto crescita stanno mortificando l'Italia del lavoro». Intanto, in Fca a preoccupare sono anche i numeri.

Da gennaio ad aprile Alfa Romeo ha venduto sul mercato italiano un totale di 9.493 unità evidenziando un netto passo indietro rispetto alle oltre 18.000 unità commercializzate in Italia nel corso dei primi quattro mesi del 2018: 11.700 Stelvio, 6.300 Giulia e 6.500 Giulietta. In termini percentuali, il calo di Alfa Romeo è pari al -49,6%.
Dipendenti non sostituiti.

In particolare per quel che riguarda la fabbrica di Cassino c'è anche un altro problema, ed è quello dei pensionamenti: se fino a pochi anni fa la fabbrica superava le 5.000 unità e fino al 2018 era sopra le 4.000, ora con l'ondata di pensionamenti dovuti anche a "quota cento" sono calati a 3.850: eppure non c'è stata nessuna nuova assunzione. L'unica cosa certa è che finora ci sono stati 55 giorni di cassa integrazione e 200 pensionamenti e così sarà per tutto il 2019: aumenterà sia la cig, sia ci saranno altri pensionamenti e zero assunzioni