Muore di cancro a 57 anni e il giudice riconosce la natura professionale della malattia che lo ha ucciso. Risarcimento riconosciuto ai familiari di un ex dipendente di una ditta di pulizie deceduto per neoplasia polmonare. I fatti risalgono al 2010 quando S. V., dipendente di una società esterna appaltatrice del servizio di pulizia dei reparti di produzione di una nota azienda con stabilimento a Frosinone, scopre di avere un tumore. L'uomo, costretto a lasciare il lavoro a causa delle sue condizioni di salute, fin da subito attribuisce l'insorgenza della malattia al contatto e all'inalazione di polveri e sostanze altamente cancerogene presenti nei reparti di lavoro in cui veniva impiegato, sostanze generate dall'attività industriale della committente (un'attività industriale estranea ai fatti che, anzi, si è messa a disposizione degli inquirenti).

L'operaio decide quindi di rivolgersi a un patronato che però non avrebbe ritenuto opportuno approfondire il discorso sulla natura e le cause dell'insorgenza della malattia. Così al lavoratore, gravemente malato, non resta altro da fare che agire privatamente per vie legali. Si affida allo studio dell'avvocato Gianluca Befani per l'accertamento professionale della patologia e a un consulente di Roma esperto in medicina del lavoro. Dopo quattro anni di processo e di accertamenti medico-legali e tecnico ambientali, eseguiti da un collegio peritale nominato dal Tribunale di Frosinone (Sezione Lavoro), nel luogo di lavoro e un'accurata istruttoria che ha messo in evidenza che le modalità e lo svolgimento dell'attività di pulizia del lavoratore non avveniva secondo i criteri previsti dalla normativa vigente in materia di tutela della salute del lavoratore (in particolare per lo scarso uso di mezzi di protezione) si è finalmente accertata la natura professionale della patologia.

Stando alle risultanze peritali, il tumore è infatti risultato riconducibile proprio all'attività del lavoratore che, purtroppo, non ha potuto conoscere l'esito del giudizio, seguito comunque dai familiari. Infatti S. V. è morto a 57 anni, prima che fosse emessa la sentenza. La vicenda potrebbe riguardare anche altri colleghi del lavoratore scomparso che facevano parte della squadra impiegata negli stessi servizi e reparti, deceduti anche loro in questi anni per cause tumorali al vaglio dello studio legale a cui le famiglie hanno conferito mandato anche per valutare una richiesta di risarcimento per danno differenziale. Ai figli e alla vedova del lavoratore è stato corrisposto un risarcimento oltre una costituzione di rendita vitalizia.