Prima condanna per il crac della clinica Villa Aurora. Se, infatti, quasi tutti gli imputati sono sotto processo con il rito ordinario, in tre avevano optato per l'abbreviato: due sono stati condannati, mentre un terzo è stato assolto. Ieri il gup del tribunale di Reggio Calabria ha inflitto una condanna a sei anni nei confronti di Giorgio Rea, 40 anni, e di tre anni per la convivente Patrizia Ferri, 40, entrambi sorani. Il giudice ha assolto, invece, Andrea Cianfarani, 27, di Campoli Appennino, i primi difesi dall'avvocato Ivano Nardozi e Francesco Albanese, il terzo dall'avvocato Roberto Mora. Il pm, nell'udienza del 18 gennaio scorso, aveva chiesto nove anni per Rea e quattro per Ferri.

A Rea e all'ex socio Alessandro Casinelli, 36, sorano pure lui, in qualità di promotori, era contestata l'associazione a delinquere insieme all'avvocato Pietro Domenico Mangiapelo, 50, di Ferentino, e Francesco Margiotta, 35, di Catanzaro, in qualità di compartecipi, «al fine di prendere il controllo della società Villa Aurora spa, di distrarre il patrimonio della stessa, di compiere altri atti di appropriazione illecita, di falsificare i bilanci della società». Reati commessi, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza,traReggio CalabriaeSora dal 2014 fino al giugno 2017.

A Rea, Casinelli, Mangiapelo, Margiotta e Ferri è stata contestata la bancarotta fraudolenta in quanto come soggetti «che agivano nell'interesse della società beneficiaria delle somme di denaro» avrebbero distratto «un'ingente somma di danaro appartenente alla società Villa Aurora spa (ora srl) con sede legale a Reggio Calabria (società ammessa a concordato preventivo), per un ammontare complessivo di 1.211.513 euro». In particolare sotto accusa sono finiti i finanziamenti infragruppo, utilizzati, sostiene l'accusa, per «fini estranei all'oggetto sociale di Villa Aurora» e una serie di fatti di autoriciclaggio.

Rea (nella qualità di socio e presidente del cda di Villa Aurora nonché in qualità di amministratore di fatto e socio unico della Grs), Casinelli (nella qualità di socio del Gruppo sant'Alessandro e coamministratore di fatto di Villa Aurora) e Mangiapelo (come amministratore di Villa Aurora) sono stati accusati anche di aver cagionato «il dissesto della società, in quanto, anziché porre la società in liquidazione o ricostruire il capitale sociale e il patrimonio perduto, al fine di conseguire un ingiusto profitto, esponevano nel bilancio di esercizio del 2014 fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero sulla situazione economica, finanziare e patrimoniale concretamente idonei ad indurre altri in errore».

Secondo l'accusa, così facendo, avrebbero indicato un patrimonio di 121.441 euro al posto del valore negativo di -1.845.357 euro. Stessa cosa è contestata per il bilancio del 2015 e questo soprattutto per aver riportato un credito nei confronti dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria «superiore al reale valore in quanto comprensivo anche di crediti già pagati o dell'extra budget, da ritenersi credito inesigibile». E dunque il giudice ha condannato Rea e Ferri per le ipotesi principali d'accusa, ha ritenuto assorbita nella condotta di bancarotta fraudolenta l'autoriciclaggio e li ha assolti per il reato di bancarotta documentale e per le annesse imputazioni di autoriciclaggio. In attesa delle motivazioni, la difesa proporrà ricorso in appello. Assolto, infine, Cianfarani per le due ipotesi contestate di bancarotta e autoriciclaggio.