Non solo i disagi legati al fatto di essere obbligati a fare le prove a Roma perché Cassino non aveva modo di ospitare gli oltre 4.000 candidati al Tfa del sostegno. Ora, dopo aver fatto le prove, ci sono altri problemi per i concorrenti. Problemi non di second'ordine tant'è che già si annunciano le carte bollate e il ricorso al Tar, ma il rettore Giovanni Betta si dice tranquillo e getta acqua sul fuoco.

Andiamo con ordine: il 15 e 16 aprile si è svolta la prova preselettiva che prevedeva un solo sistema di correzione ottico. Ma le prove contenevano alcune domande in cui non era contenuta alcuna risposta buona (puntualmente conteggiate dall'uno come buone per tutte). Subito i ragazzi hanno inviato email all'Unicas mettendo in guardia sull'accaduto. Il primo decreto con gli ammessi allo scritto era del 24 aprile. Poi alcuni giorni fa è giunto un nuovo decreto che ammetteva ragazzi esclusi per quella domanda.

«Peccato - commentano alcuni - che l'università non abbia provveduto a controllare la risposta a quella domanda per tutti i candidati. Cosa che potrebbe portare ad un innalzamento della media generale, quindi ad aver impropriamente ammesso ulteriori persone. Ad ora l'università non ha aggiornato le graduatorie, non ha fornito spiegazioni in merito ai nuovi punteggi dati ai nuovi inclusi, né che fine faranno quelli che invece hanno dato risposte sbagliate che però erano state considerate corrette».

Gli esclusi al primo decreto e poi riammessi in seguito alla correzione puntano invece i riflettori sui tempi: «La prova scritta - dicono - è martedì prossimo. Quindi i tempi di studio per chi come noi ha saputo solo pochi giorni fa dell'ammissione sono sostanzialmente inferiori rispetto a chi l'ha saputo prima».

Ed ecco, allora, che viene minacciato il ricorso al Tar. Ma il rettore Giovanni Betta non si scompone, e spiega: «Anzitutto il programma della prova pre-selettiva è lo stesso della prima prova e poi non possiamo posticipare nulla nel loro interesse. E spiego il perchè: la commissione deve correggere circa 1.300 prove scritte, poi ci saranno gli ammessi all'orale e saranno circa 600 prove, e poi ci sarà la prima lezione: tutto questo deve essere fatto entro luglio altrimenti il corso non è valido.

Si rischia di mettere a repentaglio la possibilità per 600 persone di avere una abilitazione: il corso deve iniziare a luglio perché non può durare più di otto mesi e il bando prevede marzo 2020 come termine ultimo ci impone di partire a luglio. Non siamo noi ad avere fretta, la fretta ce la da il Ministero, dunque la settimana in più che viene richiesta e tempo difficile da compensare. Eventuali ricorsi? Nulla di ciò che abbiamo fatto ha avvantaggiato o svantaggiato qualcuno, più che fare le cose nella massima serietà non posso. Sono assolutamente sereno»