Pur di far realizzare il sogno di una vita al figlio è stata disposta a sborsare ottomila euro. Ottomila euro che dovevano servire a fare il grande salto e a consentire a un calciatore poco più che maggiorenne di Anagni di approdare nel calcio che conta con un club umbro. Ma dato che il passaggio all'Assisi (società ignara di tutto) stentava a concretizzare, la madre del giocatore si è insospettita e alla fine ha scoperto l'inganno. Così è stata presentata una denuncia e ora V.A., 35 anni, di Ferentino, si trova indagata per esercizio abusivo della professione di procuratore sportivo e truffa. Secondo quanto rappresentato dalla denuncia, la madre del ragazzo era entrata in contatto con la donna che le avrebbe riferito di essere un procuratore di calcio e di avere collegamenti con altri agenti di fama nazionale.

In questo modo avrebbe prospettato la possibilità di chiudere il trasferimento per farlo accasare nella squadra dell'Assisi.
Per favorire la trattativa, secondo quanto ricostruito dalla procura di Frosinone, la procuratrice avrebbe preteso il versamento di ottomila euro per la sua intermediazione. Un'intermediazione che doveva servire a garantire al giovane calciatore l'approdo in una realtà più grande che poteva anche essere il trampolino di lancio per il calcio che conta.
E dunque per avere un po' più di possibilità, la madre era stata disposta a pagare ottomila euro che, al giorno d'oggi, non sono una cifra da disprezzare. Con il passare del tempo, però, il trasferimento non si concretizzava, da qui le perplessità della donna.

Così, stanca delle attese e delle giustificazioni, la madre del calciatore in erba si è messa in proprio e ha contattato in prima persona la società umbra. Da Assisi, però, non erano a conoscenza di nulla: del giocatore di Anagni non sapevano nemmeno dell'esistenza. La madre ha provato a insistere, ma niente. In Umbria non solo non erano interessati alle prestazioni del giocatore, ma non avevano mai parlato di lui con l'agente. Mangiata la foglia, la madre del giocatore ha deciso di presentare una denuncia.

Così la procura di Frosinone ha cominciato a indagare e, per prima cosa, ha verificato che la donna non era iscritta nell'albo dei procuratori sportivi. Quindi si è messa a spulciare nei conti al punto che sarebbero emersi secondo l'ipotesi investigativa dei falsi bonifici di restituzione dei soldi alla famiglia. Ma il sospetto degli investigatori è che il sistema utilizzato per "piazzare" il calciatore anagnino sia stato utilizzato anche altre volte. Per questo si indaga a tutto campo per vedere se ad altri provetti calciatori sia stato riservato lo stesso trattamento.