Ucciso da un congegno trappola per i cinghiali, condanna confermata dalla Cassazione. La quarta sezione penale della suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Angelo Dell'Uomo, condannato, in abbreviato, dal gup di Frosinone a tre anni e dieci mesi per la morte di Luciano Bondatti, 66 anni, il 10 settembre 2015. Sentenza confermata poi in appello. Dell'Omo era imputato di quattro reati: omicidio colposo per aver posizionato la trappola per cinghiali «consistente in un tubo metallico modificato appositamente per far esplodere una cartuccia da caccia a pallettoni al transito degli animali, non adottando le cautele necessarie»; di «aver costruito artigianalmente tre congegni esplosivi, uno dei quali utilizzato per la trappola»; di aver detenuto in casa «tre fucili da caccia, una carabina ed una pistola custoditi all'interno di un armadietto di legno non blindato e non chiuso»; di «aver esercitato la caccia in periodo di divieto generale e con mezzi vietati».

La difesa aveva sollevato la «scriminante dell'esercizio del diritto», ma tale argomentazione è stata bocciata. La Cassazione, richiamando la Corte d'appello ha ribadito che «il ricorso agli 'offendicula' non è consentito ove si tratti di strumenti che abbiano un'intensa carica lesiva ed è, comunque, subordinato alla loro adeguata segnalazione». Sempre escluso in appello «che l'installazione notturna del congegno potesse considerarsi cautela idonea a prevenire l'evento mortale, essendo anzi circostanza che aggravava l'insidiosità della trappola». La Cassazione ha ritenuto congrua l'applicazionedella pena, in misura superiore alla media, «in relazione alla gravità della colpa nello svolgimento di attività pericolosa» e quindi, in riferimento al posizionamento della trappola per cinghiali nel terreno che poi avrebbe attraversato la vittima, è stato ritenuto «un grave atteggiamento colposo».

Per i primi due reati (l'omicidio colposo e la costruzione del congegno killer) era stata applicata la pena di due anni e quattro mesi, mentre per gli altri, un anno e mezzo. Gli eredi di Bondatti si sono costituti parte civile con gli avvocati Vincenzo Galassi e Debora Fiore e avevano ottenuto una provvisionale di 680.000 euro. Ora sarà avviata un'azione civile per la quantificazione del danno. Avendo espiato una parte della pena ai domiciliari Dell'Omo potrà beneficiare di una pena alternativa al carcere.