La verità sulla morte di Gabriel salterà fuori grazie alle indagini dell'Arma. Ma sarà una guerra di carte. Una guerra di consulenze e relazioni, dove l'ora esatta della morte rappresenta il punto di partenza in grado di escludere o accertare responsabilità, di chiarire cosa veramente sia accaduto in quel campo a pochi metri da casa. Al resto ci penseranno i dati dei cellulari dei due indagati, i genitori della piccola vittima.

Sarà, invece, la relazione dei Servizi sociali del Comune di Piedimonte, inviata anche ai carabinieri, a offrire agli inquirenti il quadro in cui inserire la violenza e l'omicidio del bimbo. Le consulenze serviranno, poi, a delineare i dettagli. Consulente della mamma di Gabriel, Donatella Di Bona, sarà il professore Carmelo Lavorino. Per Nicola Feroleto, invece, la dottoressa Roberta Bruzzone: proprio loro, i criminologi di fama nazionale, coadiuveranno le difese gli avvocati Cucchi e Prospero per la mamma, D'Anna per il papà nella ricostruzione della scena del crimine e dei momenti che hanno preceduto la morte del piccolo.

E per i due esperti del crimine non è neppure la prima volta: serrata la loro "battaglia" per il delitto di Samanta Fava. Lunedì, con l'affidamento al Racis dell'acquisizione di sms, chiamate, foto e quanto contenuto nei tre cellulari degli indagati (duedellaDiBona), sièapertoun importante capitolo d'indagine: un'indagine lampo, quella della procura di Cassino, nelle mani del sostituto Maisto, del affidata ai carabinieri guidati dal capitano Mastromanno e a quelli del Comando provinciale del tenente colonnello Gavazzi, agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo. Un'inchiesta complessa e delicata, dove le versioni fornite dai coinvolti e le testimonianze raccolte sembrano delineare un quadro ogni volta diverso.