«Sono arrivata a Colombo domenica con altri tre amici proprio nel momento in cui ci sono stati i primi sei attentati».
Così l'avvocato Monia Ciotoli raccontala sua disavventura nello Sri Lanka. La giovane avvocatessa ceccanese, che lavora in un noto studio legale della città, si trova da sei giorni nell'isola sconvolta dalla raffica di attentati che a Pasqua hanno ucciso 359 persone ferendone oltre cinquecento. È lì con sua sorella, che vive a Milano, e con una coppia di amici, lei milanese e lui di Piacenza. Un viaggio per trascorrere le vacanze pasquali immersi nella meravigliosa natura dell'isola che si è trasformato immediatamente, proprio al loro arrivo, in un incubo.

Sono tutti incolumi e al sicuro. Attendono di ripartire con un volo il 4 maggio. Impossibile farlo prima con gli aeroporti ancora chiusi per ragioni di sicurezza. «La città di Colombo era bloccata e inconsapevolmente abbiamo deciso di andare a Negombo, dove era appena successo uno dei più gravi attentati racconta l'avvocato Ciotoli via e-mail, l'unico mezzo di comunicazione possibile dopo l'oscuramento di telefoni e social network. Infatti, passando davanti all'ospedale abbiamo capito la gravità della situazione. Verso le 15 ci siamo recati nel nostro hotel a Colombo dove siamo rimasti fino alla mattina successiva perché c'era il coprifuoco».

Nessuno può uscire infatti dalle otto di sera alle quattro del mattino. «Il coprifuoco continua a persistere creando non pochi problemi aggiunge la Ciotoli L'aero porto pare che sia spesso chiuso perché stanno ancora facendo indagini, perciò abbiamo deciso di tornare, a meno di ulteriori imprevisti, con il nostro volo del prossimo quattro maggio. Siamo in continuo contatto con la Farnesina, anche se non ci è molto d'aiuto. Stiamo sempre molto attenti e sicuramente il nostro stato d'animo non è dei migliori, ma proviamo comunque a stare tranquilli e non creare ulteriore agitazione. Un problema non da poco è il blocco di tutti i social media che ci rende difficile comunicare con casa».