Donatella non aveva intenzione di uccidere il piccolo Gabriel. È la stessa ventottenne a dirlo all'udienza di convalida del 19 aprile, ammettendo il delitto. Sia in sede di dichiarazioni spontanee, sia durante la convalida del fermo, Donatella avrebbe confermato di aver ucciso il piccolo perché infastidita dalle richieste e dal pianto del bambino. Così, come racconterà agli inquirenti, lo avrebbe «disteso a terra e gli avrebbe messo la mano destra sulla bocca e la mano sinistra al collo. Più il piccolo gridava aiuto, più lei si innervosiva. Più il piccolo si dimenava per liberarsi battendo le gambine, più lei avrebbe aumentato la presa».

Nei suoi racconti, come confermato negli atti di un'indagine delicata affidata all'esperienza dei carabinieri una ricostruzione lucida: l'ammissione del delitto e la consapevolezza di non volerlo uccidere. Allo stesso tempo, però, «nessun pentimento o lacrime» scrivono i giudici. «Né tantomeno un sentimento di vendetta nei confronti di Nicola» padre del bambino, arrestato con la stessa terribile accusa: concorso in omicidio volontario aggravato. E lui, Nicola, alle domande della convivente sul perché avesse raggiunto Donatella o sul perché non avesse impedito alla donna di uccidere il bimbo avrebbe «stretto le spalle e alzato le mani», senza rispondere nulla.

I retroscena, dopo gli arresti, cristallizzati nei dispositivi che fanno riferimento alle misure cautelari, sono terribili. La morte del piccolo Gabriel, che ha sconvolto non solo la comunità di Piedimonte ma l'Italia intera, a 24 ore dai funerali continua a lasciare aperti troppi interrogativi: è la valanga di contraddizioni su orari, spostamenti, ricostruzioni e testimonianze a ingarbugliare ogni cosa. A offrire risposte certe, solo il lavoro encomiabile degli uomini del capitano Mastromanno, della Compagnia di Cassino, e quello dei militari del tenente colonnello Gavazzi, agli ordini del colonnello Cagnazzo, coordinati dal sostituto procuratore Maisto.

Troppi dubbi
Non c'è solo l'alibi costruito a tavolino, quello che Nicola ha cercato di sostenere chiedendo alla sua convivente una "copertura" in grado di confermare la sua presenza a casa durante l'omicidio. Ci sono dichiarazioni discordanti sia dell'uomo che della donna a rendere ogni tentativo di offrire un'univoca ricostruzione un compito difficilissimo. In un primo momento come rilevato anche dal gip Scalera l'uomo darà una versione, poi ritratterà. Il quarantottenne, in prima battuta, avrebbe infatti ammesso di trovarsi nelle vicinanze di via Veglia, ritenuto il luogo dell'omicidio; di essere arrivato lì per incontrare Donatella e di averla attesa fuori casa, mentre la donna avrebbe espresso l'intenzione di incontrare un'amica in una stradina vicina. Poiché lei non tornava, si sarebbe recato in quel posto, vedendo la donna col bimbo tra le braccia, strangolato «come lei aveva riferito».

Quindi l'avrebbe «accompagnata a piedi verso la sua abitazione. Giunti a casa della donna - scrive Scalera - si era allontanto per avvisare le Autorità ma vedendo arrivare i carabinieri, invece di collaborare subito, aveva proseguito la marcia per il timore di essere arrestato, evidentemente consapevole del suo diretto coinvolgimento». Il dettaglio legato all'ipotesi che lui abbia accompagnato Donatella e il piccolo a casa dopo la violenza, non viene suffragato da alcuna testimonianza. Ma non sarebbe solo l'accusa di Donatella a indicare agli inquirenti la sua presenza sulla scena («Un po' guardava, poi si girava») e poi del suo allontanamento.

I vicini, intorno alle 16 non lo vedono, ma ne testimoniano l'arrivo intorno alle 14.30. Quindi Feroleto, secondo il quadro indiziario, va via non ripassando davanti all'abitazione di Donatella. Poi alla convivente il quarantottenne dirà stando sempre agli atti di essere stato con Donatella quando il piccolo è stato ucciso. Quindi cambierà ancora e ancora versione: nell'ultima, quella fornita nell'udienza di convalida accanto al suo avvocato D'Anna, Nicola nega ogni coinvolgimento. In questo mare di contraddizioni, a non tornare sono anche gli orari riferiti all'Arma. Donatella dirà agli inquirenti che aveva un appuntamento con Nicola alle 14.15 in via Veglia, dove lui arriva in auto. La signora Rocca, madre di Donatella, dirà invece che sua figlia esce alle 14, poi rientra. Esce ancora alle 14.30 salendo a bordo dell'auto di Nicola con il piccolo: nessun elemento sembra combaciare. Le indagini vanno avanti.