«Mangiamo tutti» aveva detto al carabiniere che aveva chiamato in disparte e a cui aveva offerto mille euro in contanti subito e qualcos'altro in un secondo momento, se avesse accettato di andarsene subito e non terminare il controllo nella casa di riposo che lei gestiva. Casa di riposo o meglio comunità alloggio avviata in assenza di qualsivoglia autorizzazione. Era il luglio dello scorso anno quando i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile del Reparto territoriale di Aprilia e i colleghi del Nas di Latina hanno effettuato un controllo in un'abitazione privata di via Garga, ad Aprilia.

Qui Giuliana Cataldi, classe 1946 originaria di Ferentino, aveva da qualche tempo aperto le porte dell'abitazione a ben 19 anziani. Alcune delle persone identificate dai carabinieri diretti dal tenente colonnello Riccardo Barbera, in carrozzina e non autosufficienti, avrebbero necessitato di tutt'altra natura e livello di assistenza. La donna ne era talmente consapevole che ad un certo punto ha chiamato in disparte uno degli operanti e gli ha offerto mille euro. Altre somme sarebbero state erogate anche a cadenza mensile se il carabiniere avesse provveduto a non denunciare l'esistenza della struttura d'accoglienza e quindi avesse permesso alla donna di continuare ad esercitare l'attività illecita.

La donna difesa dagli avvocati Cicciotti e Ferrari, ieri è comparsa in Tribunale davanti al collegio penale, per rispondere dell'accusa che, da sola, prevede pene fino a 10 anni, ridotte di un terzo in questo caso. Il pubblico ministero, la dottoressa Monsurrò, nel concludere l'arringa dopo aver ascoltato anche le spontanee dichiarazioni dell'imputata, aveva chiesto una condanna a 4 anni di reclusione. Il collegio penale però, ha ritenuto congruo emettere una sentenza di condanna a 5 anni.