Un coro di bambini ha accolto il feretro del piccolo Gabriel. La chiesa non è riuscita a contenere le centinaia di presenti che hanno voluto partecipare all'ultimo, doloroso commiato al piccolo Gabriel. La nonna, distrutta al dolore, ha seguito la bara bianca, un intero territorio si è ritrovato, centinaia di persone di tutte le età.

Tanti i bambini, uno in particolare ha pianto alla vista del feretro e con la manina lo ha salutato. Un bimbo che avrà avuto cinque o sei anni, un gesto istintivo, il suo, nei confronti di quello che sarebbe potuto essere un fratellino o un cugino o anche un amichetto. Oggi è il giorno dell'addio, Gabriel avrebbe meritato una festa non un funerale. Ma oggi, in questo luogo, Gabriel ha tutto l'amore del mondo. Salutato dalle delicate voci del coro dei bimbi, e dai palloncini bianchi lasciati volare in cielo.

Il monito del sindaco Ferdinandi 

Il monito del sindaco Gioacchino Ferdinandi: "Siamo noi che abbiamo il dovere morale di tenere la mano a chi non ce la fa perché troppo debole e troppo piccolo, come Gabriel.
Vittima innocente che insegna l'attaccamento alla vita e ci insegna la difesa della vita. Non potremmo mai chiedere scusa abbastanza per essere stati presi di altro. Da situazioni e circostanze. Una promessa: impegnarci a stare vigili. Allerta. Mai più indifferenti o distratti. Alla comunità chiedo aiuto per far sì che tutto il comune e le sue autorità possano essere vicino a ogni situazione di emergenza".

Sono arrivati in tantissimi, oggi è una bella giornata, calda, il sole splende nel cielo. Nel giorno più doloroso, quello dell'ultimo saluto al piccolo Gabriel, la luce illumina tutto. Sarebbe potuta essere la giornata ideale per giocare all'aria aperta, ma Gabriel non c'è più, chiuso nel suo feretro bianco. Non potrà più giocare, ridere e vivere la sua fanciullezza.

Oggi è il giorno del dolore. Il feretro di Gabriel è uscito dall'obitorio dell'ospedale "Santa Scolastica" di Cassino dove, negli ultimi due giorni, sono state centinaia le persone che hanno voluto salutarlo nella camera ardente allestita per lui. Il corteo funebre è passato davanti alla casa in cui viveva, proprio lì, in quella stradina dove una settimana fa è stato strappato alla vita.

È arrivato nella chiesa di Santa Maria Assunta su un carro funebre bianco, il colore della purezza. Perché Gabriel non può che essere avvolto dalla purezza. Palloncini e fiori per dare l'ultimo, doloroso addio. Le campane suonano, ogni rintocco è un sussulto. Gabriel aveva diritto al suo futuro, diritto ad essere amato e protetto, diritto alla gioia e a vivere. Diritti che gli sono stati strappati dalle mani assassine dei genitori. 

di: Paola E. Polidoro

I colori. Pochi. Essenziali. Per l'ultimo viaggio di Gabriel. Azzurro. Bianco. Rosso. Uniti a un profondo senso di tristezza che ha avvolto Piedimonte. Sorrisi e occhi ridenti fanno a cazzotti con la morte. E con quella bara chiusa che ha spento per sempre il sorriso del piccolo. Un funerale, tra pochi istanti, senza I genitori accusati di averlo ucciso. C'è il calore della nonna, dei parenti e l'abbraccio avvolgente di una comunità intera che si sta radunando. Le lacrime sono tutte per lui. Per l'angelo biondo che amava i vigili del fuoco.

di: Katia Valente

Una processione silenziosa che per tutta la mattinata è andata a salutare Gabriel. Hanno portato peluches e fiori, qualcuno è arrivato in lacrime. Tutti si sono fermati per una preghiera, per una carezza anche simbolica, un gesto d'amore per un bimbo che è stato strappato alla vita da chi avrebbe dovuto amarlo più di tutto.

"Basta parole, basta telecamere, basta speculazioni. Oggi basta tutto. Oggi c'è solo Gabriel in un feretro bianco e merita rispetto e tanto amore". In lacrime una concittadina del piccolo, profondamente sconvolta da quanto accaduto solo una settimana fa in quella stradina della Volla. E sono ancora tante le persone che stanno andando all'obitorio dell'ospedale "Santa Scolastica" per salutare Gabriel. I funerali inizieranno alle 15 nella chiesa di Santa Maria Assunta a Piedimonte.

di: Paola E. Polidoro

In molti hanno raggiunto la camera ardente per una preghiera, per portare un fiore al piccolo Gabriel, per essere vicini a quella nonna piegata dalla vita e dalla fatica che in un pomeriggio di aprile ha perso tutto. E in molti non hanno avuto il coraggio di avvicinarsi a quella bara bianca: dentro, dietro il profilo del piccolo Gabriel, la sconfitta di una comunità tutta.
Anzi di quella parte di società che continua a dirsi civile e che di civile non ha davvero più nulla, avendo perso da tempo la sua umanità. Ma oggi non è il giorno delle polemiche, basta con la caccia alle streghe per capire cosa non abbia funzionato per arrivare a tanto.

Oggi è il giorno della commozione, del dolore e della riflessione: bisogna lasciare spazio a quella pietas che ci rende diversi dalle bestie. E ci solleva dal compito del giudizio, che di certo non ci appartiene. Il piccolo Gabriel dovrà essere salutato come un angelo, come un piccolo eroe strappato alla vita nel modo più atroce. Il suo sorriso, i suoi occhi vispi non dovranno essere dimenticati dopo le dolorose esequie. Sarà il ricordo della sua intelligenza, della sua grazia a dover confortare chi resta. A dover lenire il dolore che appartiene a tutte le mamme e a tutti i papà, per quel figlio che, come ricordato dal sindaco Ferdinandi, è il figlio di tutti noi.

Ieri in quella camera ardente, troppo difficile da attraversare, c'era un camioncino dei vigili del fuoco che tanto amava Gabriel, un coniglietto in ceramica e tanti fiori. Anche i carabinieri presenti a vegliare quel feretro troppo piccolo, troppo leggero. Un dolore trasversale, che difficilmente potrà trovare un paragone. Perché la morte di un bimbo colpisce inevitabilmente ogni famiglia. I funerali avranno luogo oggi alle 15, nella chiesa Santa Maria Assunta di Piedimonte San Germano.

di: C. Di Domenico

C'è un universo di relazioni familiari e personali complesse, non solo di versioni contrastanti e divergenti rese da quei due genitori accusati di omicidio volontario in concorso, dietro al delitto del piccolo Gabriel. C'è il rimorso di un'intera comunità di non aver fatto forse abbastanza; c'è il lavoro difficile e delicato, affidato dalla procura ai carabinieri della Compagnia di Cassino e del Comando provinciale di Frosinone, agli ordini del colonnello Cagnazzo. E un castello di ipotesi e di accuse, pure sul clima di tensione, di paura all'interno della famiglia, di presunte minacce dell'uomo anche nei confronti di Donatella e dei parenti del piccolo.

Tra le ipotesi dell'accusa a sostenere la presenza di Nicola in zona Volla, oltre a quell'intercettazione ambientale in cui l'uomo avrebbe chiesto alla convivente una "copertura" per il buco temporale in cui viene ucciso Gabriel, anche le parole di Donatella nei diversi interrogatori che confermerebbero il clima di paura: quel "Vi levo dal mondo" che avrebbe pronunciato l'uomo anche durante il raptus omicida della madre, riuscirebbe a descrivere il contesto complessivo della relazione.
In base a quanto emerso in relazione al provvedimento del gip Scalera, si farebbe riferimento addirittura alla possibilità di una volontà trai due che volevano appartarsi, un'intenzione non andata a buon fine per il pianto del piccolo, addirittura preso a schiaffi. Una reazione che avrebbe scatenato il raptus della mamma.

Ma queste sono solo piste investigative e indiscrezioni, in un quadro che cambia pelle ogni giorno, anche più volte al giorno.
Donatella Di Bona cambia versione diverse volte, mente subito a chi per primo cerca di soccorrere Gabriel dicendo che il piccolo è stato investito. Poi incalzata dai carabinieri con un lavoro straordinario dei militari del colonnello Gavazzi e del capitano Mastromanno, agli ordini del colonnello Cagnazzo, dirà diaverlo ucciso lei.La presenza sulla scena del crimine di Nicola non è contemplata all'inizio. Quando il suo alibi crolla e le attività d'indagine dell'Arma lo inchiodano, la situazione si complica. Anche lui cambia versione.

Neppure dopo l'arresto di entrambi appare ancora chiaro chi davvero abbia commesso l'omicidio del piccolo, avvenuto per asfissia. Ovvero se sia stata soltanto Donatella oppure no. I dubbi sono legati anche al luogo del delitto: per la procura è la stradina sterrata attigua all'abitazione in zona Volla dove si sarebbe consumato l'atroce delitto. Le contestazioni a carico di Nicola Feroleto, in base a quanto accertato dai carabinieri, sono quelle che sostengono un'ipotesi di concorso in omicidio volontario. Forse per un comportamento omissivo. Nicola nega, dice di non essere lì. Ma a incastrarlo, oltre alle versioni di Donatella, alla testimonianza di una vicina che indica la sua auto ancora in zona in quel lasso temporale, le verifiche dei militari. E quell'alibi fatto crollare dalla convivente, Anna. 

Parla la convivente
«Mi ha detto di dire che stavo con lui. Ma io non l'ho fatto, ho detto la verità» dice Anna Vacca ai microfoni di Pomeriggio Cinque. «Provo odio per lui. Se lo avessi davanti gli direi: mi fai schifo» afferma senza indugi. Poi racconta l'inizio dell'altra relazione, quella con Donatella. E quel giorno che ha cambiato tutto: «Lui era qui ma dalle 15.30, non dalle 14.30. La prima volta l'ho chiamato alle 12.15: mi ha detto sto a Cassino. L'ho richiamato alle 13.30-13.45 e non mi ha risposto. Poi l'ho richiamato ancora e mi ha detto sto arrivando. Alle 15.30 è tornato, tranquillo. Ha mangiato. Non diceva nulla. Poi non l'ho visto più. Alle 20.30 l'ho richiamato, niente. Poi alle 23.30 mi ha detto sto in caserma. Perché è successo un guaio. Ma io ho detto la verità». 

di: C. Di Domenico