Trovato nei giorni scorsi da un cercatore di funghi di Isola del Liri, che vive al confine con i comuni di Castelliri e Monte San Giovanni Campano, un esemplare di amanita verna raccolto insieme ad altre specie durante una gita fuoriporta in un bosco di pini e lecci, nei pressi del Parco nazionale del Circeo. Si tratta di un fungo di elevata tossicità e se mangiato può uccidere rapidamente. Fortunatamente, dopo averlo raccolto, l'uomo ha avuto la buona idea di recarsi all'ispettorato micologico del Dipartimento di prevenzione del distretto sanitario di Sora dove, al controllo degli esperti, è saltato subito all'occhio il velenosissimo micete.

L'ha scampata bella l'uomo che se non avesse seguito la giusta trafila prima del consumo di quello che, agli occhi dei più, potrebbe sembrare un semplice prataiolo o una macrolepiota procera (meglio conosciuta come mazza di tamburo) se la sarebbe vista davvero brutta. Questa specie di fungo, infatti, se consumato avrebbe potuto compromettere il sistema epatico fino a ridurre pericolosamente la capacità metabolica del fegato. Di qui le raccomandazioni del dottor Claudio Berna, coordinatore dell'ispettorato micologico della Asl, che ha scovato tra gli altri esemplari la pericolosa amanita, di portare sempre i funghi appena raccolti all'osservazione del micologo perché, sottolinea «le intossicazioni sono un rischio reale, che non va drammatizzato ma neanche sottaciuto.

Specie potenzialmente pericolose, che causino ricoveri piuttosto che la morte, potrebbero sempre comparire. Indispensabile quindi - conclude il dottor Berna - l'azione preventiva dei centri sanitari preposti al controllo e alla certificazione, ai quali ci si può rivolgere gratuitamente per scongiurare serie complicazioni anche per chi pensa di "masticare"la materia».