Franco Castagnacci passerà le feste pasquali a casa. Il cinquantaduenne, sotto processo per l'omicidio di Emanuele Morganti, all'esito dell'udienza in Corte d'Appello di un procedimento penale per spaccio di droga, ha ottenuto uno sconto di pena, ma soprattutto la modifica del regime di detenzione ai domiciliari, tanto che ieri pomeriggio ha potuto lasciare il carcere e fare ritorno nella sua abitazione. Sempre in attesa della conclusione del processo per l'omicidio di Morganti nel quale è imputato insieme al figlio Mario, a Paolo Palmisani e a Michel Fortuna.

Castagnacci, difeso di fiducia dall'avvocato Marilena Colagiacomo, si è visto riformare la sentenza del gup del Tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante, con la quale gli erano stati inflitti, con rito abbreviato, tre anni e otto mesi per l'accusa di detenzione a fini di spaccio di 15 grammi di cocaina, ottenendo una riduzione a due anni e sei mesi. Per questo episodio Castagnacci era finito ai domiciliari dal 1º giugno 2017, mentre, mesi dopo, sarebbe andato in carcere anche per le accuse per l'omicidio di Morganti per il quale, come detto, è in attesa di giudizio. Il sospetto dei carabinieri, sin da subito, è stato che i fatti del 1º giugno non fossero circoscritti, tanto da aver, poi, intensificato la vigilanza. Per l'accusa, Castagnacci avrebbe gestito l'attività di spaccio, nonostante le restrizioni imposte dai domiciliari, avvalendosi di due collaboratori. A loro avrebbe fornito istruzioni sull'approvvigionamento della droga, sulla cessione e perfino sul recupero crediti nei confronti di chi non saldava. Castagnacci, per l'accusa era «capace di manovrare e gestire gli altri due» collaboratori che non si sarebbero limitati a «una fase meramente esecutiva».

La difesa, in sede di discussione, ha richiesto il riconoscimento dell'ipotesi lieve, prevista dalla normativa specifica, per il quantitativo posseduto di droga, contrariamente a quanto accaduto in primo grado, fase in cui l'imputato era stato condannato per il principio della non lieve entità.Nonostante il parere negativo del procuratore generale, la Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'avvocato Colagiacomo, disponendo, poi, su specifica richiesta del legale di Castagnacci, gli arresti domiciliari. L'avvocato, per la rimodulazione della pena, ha anche evidenziato i nuovi orientamenti giurisprudenziali adottati alla luce di una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha sottolineato il principio della proporzionalità della pena quale limite alla discrezionalità delle scelte legislative, dichiarando illegittimo il minimo edittale (reclusione di otto anni) previsto per la fattispecie che incrimina i fatti di non lieve entità aventi a oggetto le cosiddette droghe pesanti; minimo edittale cui, per effetto dell'odierna sentenza, si è sostituito quello, più mite, di sei anni. La Corte ha in particolare rilevato che la differenza di ben quattro anni tra il minimo edittale di pena previsto per la fattispecie ordinaria che punisce le condotte aventi a oggetto le cosiddette droghe pesanti (otto anni di reclusione) e il massimo di pena stabilito per quella di lieve entità (quattro anni) costituisce uno iato sanzionatorio in contrasto con i principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza (articolo 3 Costituzione), e con il principio di rieducazione della pena (articolo 27 Costituzione).

Giovedì scorso, l'avvocato Colagiacomo aveva ottenuto per il suo assistito l'accoglimento anche di un'istanza di scarcerazione o di modifica della misura restrittiva per i fatti relativi all'omicidio Morganti. Il legale ha argomentato la richiesta ritenendo non più sussistenti le esigenze cautelari sotto il profilo dell'inquinamento probatorio, che era uno dei motivi per cui era stata emessa l'ordinanza cautelare a suo carico per l'omicidio del ventenne di Tecchiena. La difesa ha ritenuto non più concreto il pericolo d'inquinamento delle prove. Quanto agli aspetti legati agli indizi di colpevolezza, l'avvocato ha scelto di non soffermarsi per evitare un'anticipazione della discussione. All'istanza, hanno espresso parere contrario il procuratore della Repubblica, Giuseppe de Falco, come pure la parte civile che, rappresentata dall'avvocato Enrico Pavia, ha presentato una memoria.

Castagnacci, nonostante il pronunciamento favorevole, era rimasto, però, in carcere dal momento che era ancora pendente il processo di spaccio per il quale, fino a ieri, era in attesa del termine del giudizio di appello, che si è concluso con un abbassamento della pena a due anni e sei mesi e con il trasferimento ai domiciliari. Intanto, il 9 maggio prossimo riprenderanno le udienze per l'omicidio di Emanuele Morganti, avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 marzo 2017. Il procedimento è giunto già a buon punto con l'escussione dei testimoni, tanto che, a breve, si dovrebbe arrivare alla sentenza.