Negli ultimi tre giorni gli occhi di tutto il Paese sono puntati sul piccolo comune del Cassinate. Noto da sempre per la presenza dello stabilimento Fca, questa volta è salito alla ribalta delle cronache nazionali per un fatto tanto tragico quanto oscuro. Una madre che uccide un figlio è sempre un choc, un infanticidio aggravato dalla mano dell'esecutore, che in questo caso è stata quella della donna che aveva messo al mondo il piccolo.

Trasmissioni, telegiornali, servizi di approfondimento, opinionisti in tutte le salse, esperti, specialisti stanno cercando di analizzare quanto accaduto mercoledì pomeriggio in una stradina di periferia alle spalle della zona industriale. Un rimpallo di colpe e responsabilità tra Comune, ospedale, assistenti sociali, medici, vicini di casa e conoscenti. Un processo mediatico che non porterà indietro il piccolo Gabriel e che arriva, purtroppo, tardi.

Il caso di Donatella Di Bona paragonato a quello di Cogne, dove mamma Franzoni ha ucciso il suo bimbo senza mai ricordarlo, o come quello di Veronica Panarello e del piccolo Loris, trovato con le fascette da elettricista ai polsi. La ventottenne, con il suo fisico minuto e lo sguardo perso nel vuoto, ha riempito i social, i servizi televisivi. Tanto l'orrore nelle parole e nei commenti dei telespettatori che hanno lasciato i loro pensieri ai social. Ha lasciato senza fiato e con profonda angoscia l'immagine di un bimbo in braccio alla sua mamma che cerca di divincolarsi da "quell'abbraccio" mortale, che si attacca alla vita letteralmente con le unghie, graffiandole le braccia. L'Italia ha già emesso la sentenza. 

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