Un incontro di sesso a pagamento combinato. Condannati in due: l'intermediario e l'"impresario". Il tribunale di Frosinone ha inflitto nove anni a un albanese, Vangijel Petushi, 59 anni, accusato di sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale, infliggendo un anno e quattro mesi all'afghano Hosan Giafari, 28, che lo aveva contattato per conto di quattro connazionali. È stato assolto Fabian Hysi, 30, anch'egli albanese.

A Petushi l'accusa contestava l'aver convinto «con l'inganno» una ragazza albanese ad arrivare in Italia con la scusa di un lavoro normale per indurla alla prostituzione. Le avrebbe fatto «indossare abiti succinti, imponendo il nome d'arte di Stella, procurandole uomini con cui avere rapporti sessuali». Per la procura l'uomo avrebbe stabilito le tariffe, «generalmente dai 50 ai 100 euro».

In un'occasione, su richiesta dell'altro imputato Giafari, le avrebbe fatto «avere rapporti sessuali con quattro uomini di nazionalità afghana che pagavano cinquanta euro a testa per mezz'ora», mentre avrebbe combinato l'incontro con un altro asiatico, per cento euro. Stando alle accuse, l'uomo avrebbe costretto la donna in casa per impedirle contatti con l'esterno.

Sempre Petushi è accusato di violenza sessuale nei confronti della stessa prostituta. Oltre che di averne sfruttata un'altra, attratta anch'essa con l'inganno in Italia e poi avviata al marciapiede, procurandole clienti che pagavano dai 30 ai 50 euro a prestazione. L'uomo avrebbe trattenuto la metà dei ricavi della ragazza, «con la minaccia di lasciarla priva di soldi e documenti se non avesse proseguito nell'attività di prostituzione».

A Giafari è contestato l'aver favorito la prostituzione di una ragazza albanese per aver fatto da intermediario con Petushi nel caso dell'incontro con i quattro afghani. Infine, all'unico assolto, Hysi era contestata l'attività di tassista del sesso in concorso con un connazionale che aveva patteggiato. Ovvero l'aver accompagnato sul luogo della prostituzione una ragazza, controllandone l'attività. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Pierluigi Taglienti, Luigi Tozzi e Giampiero Vellucci.