Giulio Toppetta fino a ieri non lo conosceva nessuno, come spesso accade ai veri ganci buoni tra l'economia legale e quella criminale. Il 3 aprile scorso, però, un paio di agenti della Guardia di Finanza hanno depositato in Camera di Commercio l'ordinanza di misura cautelare reale firmata dal gip del Tribunale di Reggio Calabria che, in accoglimento di una conforme richiesta della Dda, sequestra le quote della società I.Ge.Co srl il cui amministratore è, appunto, Giulio Toppetta. Chi è? Un imprenditore originario di Villa Santo Stefano che lavora a Latina nel settore delle costruzioni per il tramite di questa società, che ha sede in via Gramsci 5 e che risulta controllata da Costruzioni Alba srl di Toppetta Giulio & C. sas in cui figura come accomandatario lo stesso Giulio e come accomandante Luca Toppetta.

La società ha due unità locali, la prima si occupa di conglomerati e materiali bituminosi a Sonnino, la seconda è in una cava di pietra sempre a Sonnino.
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, arrivata a questo step dell'inchiesta a latere dell'indagine «A ruota libera», il coinvolgimento della srl pontina negli affari della criminalità locale ruota attorno a due lavori pubblici banditi dal Comune di Reggio Calabria, ossia la manutenzione stradale di alcune aree della città per un importo di 1,7 milioni, aggiudicata appunto alla I.Ge.Co e la realizzazione di un circuito di piste ciclabili nel comune di Reggio Calabria, del valore di oltre 570.000 euro, aggiudicato alla Pontina Costruzioni Srl e subappaltato alla I.Ge.Co, «entrambe riconducibili a Giulio Toppetta».

Dal monitoraggio dei lavori è emerso come Toppetta avrebbe garantito «l'esecuzione di lavori pubblici a imprese riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata». Nello specifico, dalle intercettazioni telefoniche risulta che i dirigenti e dipendenti della I.Ge.Co avrebbero favorito l'impresa individuale di Domenico Musolino, «nella consapevolezza che questi non potesse effettuare prestazioni lavorative in subappalto in ragione dell'assenza di certificazione antimafia». L'indagine ha inoltre permesso di acclarare come i dirigenti aziendali, in concorso con il Musolino, avrebbero «gestito ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione stradale e dalla realizzazione della pista ciclabile, interrandoli illecitamente in una porzione di terreno che costeggia una fiumara».

E ancora in tema di commistioni con la criminalità organizzata, in specie con gli Alvaro-Pajechi di Sinopoli per il tramite di Tommaso De Angelis, considerato introneo al clan, sono stati «documentati i presunti rapporti anche con la Gienne Costruzioni Srl, società di cui si sono avvalse sia l'I.Ge.Co che la Pontina Costruzioni per la fornitura dei conglomerati bituminosi e per i noli a freddo e a caldo necessari in entrambi gli appalti comunali». E anche in questo caso «le società di Toppetta, al fine di favorire la Gienne Costruzioni, hanno camuffato il reale volume delle forniture, facendo apparire che l'importo delle prestazioni affidate fosse inferiore al 2% del valore complessivo dei lavori, per eludere i controlli antimafia in materia di subappalti».

La Pontina Costruzioni, anch'essa sottoposta a sequestro voluto dalla Dda di Reggio Calabria ha sede in piazza della Libertà 39 ed è stata fondata nel 1991 come sas e trasformata in srl nel 2004, quindi ha avuto diverse modifiche negli anni; attualmente è di proprietà di Adriana Coppe e Alessandro Gaudino entrambi di Latina; si occupa prevalentemente di costruzioni ma non solo, in passato ha gestito anche un bar ristorante a Latina. Dopo il sequestro le società sono state affidate in custodia giudiziaria a Giovanni Abramo ed Efrem Romagnoli.