L'incubo dei lupi torna a minacciare le notti degli allevatori e dei pastori di Acuto e dei paesi vicini. L'ultimo bollettino è da rabbrividire: sbranate ben diciassette pecore su un gregge di settanta. Così scatta l'allarme. Maurizio Meloni, giovane pastore orgoglioso della sua professione, non ha dubbi: i lupi erano stati avvistati già alcuni giorni prima, in qualche caso anche ripresi con la fotocamera. E ieri mattina l'amara sorpresa: pecore agonizzanti sul prato, tra le carcasse di quelle sbranate e fatte a pezzi. Diciassette animali uccisi su settanta sono un numero impressionante; così come l'accanimento dei predatori che hanno compiuto la strage di pecore.

Sul posto sono accorsi i veterinari della Asl e i carabinieri, ognuno per onorare le proprie incombenze. Maurizio, come tanti suoi colleghi costretti a rinunciare a un lavoro che è soprattutto passione e tradizione, teme di dover gettare la spugna.
In casi come quello che lo riguarda, le leggi ci sono e i tecnici incaricati intervengono puntualmente. La Regione Lazio, però, l'ente che gestisce il settore e soprattutto che tiene i cordoni della borsa, è una "matrigna". Dopo aver fornito fatti e documentazione e aver approntato quanto previsto dall'iter risarcitorio, gli allevatori attendono ancorache si concludano le lungaggini burocratiche; per poi vedersi riconoscere pochi spiccioli a fronte di danni incalcolabili subiti dalle rispettive attività di allevamento.

Maurizio Meloni ha così deciso di affidare a un esperto, l'avvocato Massimiliano Necci, la pratica di risarcimento, consapevole che solamente un professionista preparato possa competere con gli enti interessati. La difesa del lupo non è in discussione e nessuno avalla o giustifica il ricorso a procedure immorali e scandalose (come nel caso di trappole e veleni per ucciderli). Ma anche gli allevatori hanno i propri diritti ed è doveroso che vengano rispettati.