Caso Cucchi, Tedesco in aula conferma il pestaggio. Di Bernardo in servizio nella caserma di Cassino per circa 10 mesi prima della sospensione disposta dal Comando generale dell'Arma lo avrebbe schiaffeggiato e spinto, secondo la deposizione di uno dei tre militari imputati nel processo "Cucchi-bis" di omicidio preterintenzionale. La questione giudiziaria aperta per far luce sulla morte di Stefano Cucchi (avvenuta nel 2009) aveva assunto proporzioni nuove già dopo le dichiarazioni rese dallo stesso Francesco Tedesco: ad accusare i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro ammettendo la violenza e denunciando minacce, omissioni e atti falsificati era stato proprio lui (accuse smentite subito dai coinvolti).

Lo stesso che ieri in aula ha confermato tutto. «Al fotosegnalamento Cucchi si era rifiutato di farsi prendere le impronte digitali. Siamo usciti dalla stanza, il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito. Non ricordo bene le parole -dice Tedesco in aula, davanti a giudici, avvocati e telecamere- Di Bernardo gli dà uno schiaffo, iniziano a litigare. Io mi alzo. D'Alessandro si alza e gli dà un calcio col piede. Di Bernardo spinge Cucchi. Mentre Cucchi era a terra, D'Alessandro dà a Cucchi un calcio in faccia. Io li allontano, dico loro che non dovevano avvicinarsi più.
Chiedo a Cucchi se stesse bene. Lui risponde: "Sì, sono un pugile. Sto bene"». «Ho avuto paura. Mi dissero: "Devi continuare a seguire la linea dell'Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere"» ha aggiunto Tedesco.

L'Arma è pronta a costituirsi parte civile contro i militari coinvolti, si legge in una lettera del generale Nistri alla famiglia del geometra. A rischiare il processo per falso, lo ricordiamo, dopo la chiusura delle indagini tra gli otto ufficiali c'è anche il nome di Soligo, comandante della Compagnia di Montesacro ed ex comandante nel 2000 anche di Pontecorvo.