Una richiesta di risarcimento milionaria chiesta da una famiglia del Cassinate. Tutto è iniziato nel 2012, e un lieto evento si è trasformato in un incubo. La donna, alla ventottesima settimana di gestazione, ha accusato dei dolori. Al Pronto soccorso le è stata diagnosticata una colica e, dopo la somministrazione di un antidolorifico, è stata rimandata a casa. Ma poche ore dopo è tornata all'ospedale dove è stato eseguito un cesareo d'urgenza, il bambino si trovava in posizione podalica.

Ventotto settimane è presto per nascere, ma ci sono moltissimi bambini che sopravvivono senza problemi, ricevendo le cure necessarie e l'assistenza del caso. Il bambino sarebbe dovuto essere trasportato in un'ospedale in grado di offrire il sostegno adatto, per questo genere di spostamenti è necessaria la "cicogna" un'ambulanza attrezzata ad hoc. Anche solo per lo spostamento dal Pronto soccorso all'eliambulanza è necessario questo mezzo. Quel giorno la cicogna ci mise tre ore ad arrivare e il piccolo rimase in incubatrice.

Un ritardo che, a parere della famiglia e del legale che la rappresenta, l'avvocato Raffaele Iannotta, ha causato l'irrimediabile danno che ha portato il bambino a una tetraparesi spastica.
Una disabilità totale con la quale il bambino e la famiglia fanno i conti quotidianamente.