Una giornata intensa, durata complessivamente, pause comprese, nove ore. L'udienza sull'omicidio di Emanuele Morganti ha visto salire sul banco dei testimoni tre giovani che quella sera, a vario titolo, erano presenti a piazza Regina Margherita. Ciascuno ha raccontato, anche tra "non ricordo" e precisazioni rispetto agli interrogatori avvenuti tra il maggio e il luglio dello scorso anno, la propria versione.

La giornata
Ovviamente ad incalzare i testimoni sono stati i pubblici ministeri Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti e gli avvocati della difesa che non hanno lasciato nulla al caso. Aula come sempre piena, con tutti i protagonisti presenti. A cominciare dai quattro sotto processo, Franco e Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna (difesi dagli avvocati Marilena Colagiacomo, Massimiliano Carbone, Angelo Bucci, Giosuè Naso e Christian Alviani). Presente anche la famiglia Morganti, che si è costituita parte civile con l'avvocato Enrico Pav.

I testimoni
Dai tre interrogatori, con tutte le differenze del caso, è emerso un punto essenziale, ma già consolidato nei racconti degli altri testimoni nelle udienze precedenti. Sapere con certezza chi ha sferrato l'ultimo colpo a Emanuele Morganti. Per il resto tutte le fasi della serata, con le varie aggressioni ad Emanuele, sono state, seppur con angolature diverse, confermate. Il primo testimone, ascoltato per tre ore, ha ricostruito, facendo alcune precisazioni rispetto agli interrogatori precedenti, le fasi di quella terribile serata.

Poi però, quando ha dovuto chiarire su chi avesse dato l'ultimo colpo a Emanuele, ha specificato di non aver riconosciuto l'aggressore definendolo un ragazzo "palestrato" e con un particolare. Quello, cioè, che indossava le scarpette rosse. Negli altri due interrogatori non sono emersi particolari clamorosi. Ma è chiaro che questo è un processo complicato e non facile, dove ogni elemento sarà un tassello che emergerà nel dibattimento e dopo gli interrogatori e le intercettazioni sarà utile a definire chiaramente quello che è accaduto quella notte. Prossima udienza il 15 aprile.