Ex discarica di Radicina, si avverano i peggiori timori. Gli interventi di prelievo del percolato, avviati da settimane e propedeutici alla formulazione del progetto di messa in sicurezza già finanziato, consentono di avere un quadro della situazione finora inaspettato, o solamente supposto. La prudenza dell'assessore Vittorio d'Ercole e dell'architetto Vincenzo Maia, i quali hanno preferito uno studio accurato alla cieca velocizzazione che avrebbe soddisfatto le richieste degli ambientalisti da salotto, è stata premiata pur raggelando gli animi. Il quadro che emerge è davvero preoccupante e serve agire per bene e una volta per tutte.

Un torrente scuro e oleoso
Dopo oltre un mese di mancanza di pioggia, dalla montagna di rifiuti depositata da Saf nel 1996 su disposizione dell'allora Regione e della Provincia, fuoriesce un torrente scuro ed oleoso; fenomeno assurdo, considerato l'avvenuto svuotamento del pozzo di raccolta del percolato. La spiegazione, amara ed incresciosa, può essere soltanto una: la falda sottostante i rifiuti, potrebbe non essere isolata, l'impermeabilizzazione garantita dai teli deposti alla base dell'enorme scavo potrebbe non aver funzionato. La presenza della sorgente era nota, ma ciò nonostante s'era dato seguito ai lavori, confidando nell'isolamento della fonte sotterranea. Probabilmente, come sostengono le Guardie ambientali volontarie di Pirazzi intervenute domenica sul posto, l'acqua riempie il fondo del bacino.
Il rischio, terribile, è che le sostanze possano trasferirsi nella falda, ed inquinare l'enorme serbatoio idrico naturale con effetti catastrofici. Il comune, con la collaborazione dei carabinieri e degli enti preposti, effettuerà immediate verifiche, adeguando il progetto da sottoporre alla regione Lazio. Occorre quindi fare in fretta per la bonifica dell'ex discarica Radicina dinanzi ad una situazione da monitorare giorno dopo giorno. Così come sta avvenendo.