L'azienda che riscuoteva i tributi per conto del Comune poi non li riversava alla tesoreria dell'ente. Un buco da 860.000 euro nelle casse dell'amministrazione di piazza VI dicembre di cui, secondo le accuse, è ora chiamato a rispondere l'imprenditore Giuseppe Saggese all'epoca amministratore di fatto della Tributi Italia, l'azienda finita nel mirino della procura di Roma. Per Saggese e altri nove manager il gup del tribunale di Roma Costantino De Robbio ha fissato l'udienza preliminare al 16 aprile. In quella sede ci sarà anche il Comune di Frosinone che, in qualità di parte offesa, chiederà i danni e si costituirà parte civile. La giunta comunale, infatti, ha deliberato di affidare il mandato all'avvocatura interna, attraverso il legale Paolo Tagliaferri.

La storia
I fatti oggetto della contestazione risalgono agli anni 2008 e 2009. In quel periodo, il Comune capoluogo, come anche altre amministrazioni del Paese, aveva affidato alla Tributi Italia la concessione per riscuotere i canoni relativi all'occupazione del suolo pubblico e per le affissioni. E dunque la società, dopo aver trattenuto per sè l'aggio avrebbe dovuto riversare alle casse del Comune di Frosinone, come anche di altre amministrazioni, la quota restante. Ma stando alle accuse con una serie di artifici contabili, quei soldi non sarebbero mai arrivati alle casse comunali.  In base a quanto ricostruito dal sostituto procuratore Stefano Pesci, che ha coordinato le indagini, gli ammanchi sarebbero di 153 milioni di euro per il Comune di Pomezia, 133 milioni per Nettuno, 27 e mezzo per Aprila e appunto 860.000 euro per Frosinone.

Lo stratagemma
L'ipotesi d'accusa è di truffa e peculato nei confronti, in totale, di 72 amministrazioni comunali di quattro diverse regioni. In particolare, le somme destinate agli enti locali sarebbero state distratte attraverso false consulenze, piani di riorganizzazione aziendale ed operazioni societarie di natura straordinaria, come aumenti di capitale o costituzione di nuove imprese. Le somme ha ricostruito l'accusa finivano sui conti di altre società sempre collegate a Saggese. Senza che tra questi vi fossero delle ragioni economiche. Seguendo i soldi, la procura di Roma ha ricostruito i vari passaggi e ha raggiunto la determinazione che Tributi Italia non avrebbe versato, entro i termini di scadenza fissati nelle convenzioni di concessione, alla tesoreria dello stesso Comune, trattenendo così indebitamente l'ammontare delle riscossioni. Una volta, poi, che i Comuni hanno cominciato a presentare le denunce e a revocare le concessioni, Tributi Italia ha iniziato ad avere problemi tanto che, nel 2010, è stato dichiarato lo stato di insolvenza. Attualmente la società è in amministrazione straordinaria. Ora, i Comuni, dopo aver avuto problemi a far quadrare i bilanci e a garantire tutti i servizi, a causa dei mancati introiti, provano a recuperare qualcosa. E, come primo passo, provvederanno alla costituzione di parte civile nell'ambito del procedimento penale. Se il gup accetterà la richiesta della procura per dieci manager della Tributi Italia e di altre società collegate si aprirà il processo.