Terenzio Cialei ha scelto di nuovo, per la terza volta, la strada del silenzio. Bocca cucita ieri mattina davanti al pm che voleva sapere se potesse dare qualche delucidazione in ordine alla posizione del padre, Michele, in carcere da dicembre del 2017 con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere del pastore Armando Capirchio il cui corpo fatto a pezzi è stato ritrovato in una grotta in località Ambrifi, a Lenola, in provincia di Latina, il 23 marzo dello scorso anno. Ma il ventiduenne, accompagnato dal suo legale di fiducia, Giampiero Vellucci, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

La ricostruzione
Di Armando Capirchio si erano perse le tracce il 23 ottobre del 2017, da quando era uscito di casa per raggiungere Valle Travella. Due giorni dopo il figlio, che viveva con lui a San Simeone, a Vallecorsa, ha dato l'allarme e sono iniziate le ricerche. Il 12 dicembre sempre del 2017 si arriva a una svolta, Michele Cialei viene arrestato dai carabinieri per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Capirchio. Secondo gli investigatori avrebbe agito con premeditazione e per futili motivi, per vendicarsi dell'uccisione di tre mucche di sua proprietà. Il cadavere è stato ritrovato dopo cinque mesi, un anno fa, sui monti di Lenola. Il corpo fatto a pezzi e nascosto in due buste. Secondo gli investigatori sarebbe stato aiutato dal figlio Terenzio. Per quest'ultimo è caduta l'accusa di omicidio, ma restano quelle di vilipendio e occultamento di cadavere.

Una macchina imponente quella messa in campo dalle forze dell'ordine e dai soccorsi entrati in azione. Sul posto, oltre ai militari del reparto operativo del nucleo investigativo diretti dal tenente colonnello Andrea Gavazzi e dal maggiore Antonio Lombardi, del Norm della Compagnia di Frosinone agli ordini del maggiore Matteo Branchinelli e del luogotenente Angelo Pizzotti, tutti coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, anche i carabinieri del Ris, i Forestali del Gruppo di Frosinone, un elicottero del Nucleo carabinieri di Pratica di Mare, i vigili del fuoco e il personale del Cai, coadiuvati anche da volontari.
Il 23 marzo del 2018, appunto, il ritrovamento del cadavere. Ma non era sotto terra o in incastrato in qualche cavità. Era stato fatto a pezzi e messo in due buste, di quelle usate per i mangimi degli animali. Solo ad agosto, il 19, dello scorso anno, la salma di Capirchio è stata restituita alla famiglia per l'ultimo saluto.