L'operazione "The Family" è arrivata a lambire anche il Cassinate. Indagati due imprenditori, uno di Aquino e uno di Sant'Elia Fiumerapido. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Casetta hanno posto in esecuzione un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la quale è stata disposta la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Barletta Giuseppe (45) e Barletta Nicola ( 71), nonché l'obbligo di dimora nei confronti di Mancini Gennaro ( 51) e Pisani Giuseppe (ci. 50).

Contestualmente è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni immobili e mobili, rapporti finanziari e partecipazioni societarie per circa 28 milioni di euro. L'ordinanza cautelare fonda su un compendio gravemente indiziario a carico degli indagati, coinvolti, a vario titolo e in concorso fra di loro nonché con altre persone, in svariate condotte di bancarotta fallimentare e concordataria, di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nonché di autoriciclaggio, nel periodo 2006-2016, relativamente alla gestione di 6 imprese del "Grappo Barletta", al quale sono riconducibili circa 50 soggetti giuridici, anche esteri (con sede in Olanda e Austria).

Viene contestato ai vertici aziendali, in primis a Barletta Giuseppe, amministratore di fatto dell'intero gruppo ed ai suoi più stretti collaboratori, di aver contribuito a creare uno stato di grave insolvenza a danno di svariate società per svuotarne le casse, attraverso una serie di operazioni di finanziamento infragruppo a favore di altre imprese correlate. 

L'ipotesi accusatoria, fondata su un articolato quadro indiziario, è che, a decorrere dal 2006, il gruppo imprenditoriale facente capo a Barletta Giuseppe, dopo essere stato individuato, dagli enti pubblici competenti, quale soggetto attuatore dell'"Accordo di programma" finalizzato alla realizzazione dell'lnterporto di Maddaloni-Marcianise, attraverso la costruzione del centro logistico intermodale e del centro commerciale Campania, ha posto in essere una strategia volta a distrarre le liquidità di alcune società del medesimo gruppo, che avevano gestito i progetti infrastrutturali di cui sopra e che nel tempo avevano dolosamente accumulato ingentissimi debiti tributari (per oltre 130 milioni di euro), anche attraverso ripetuti omessi versamenti delle imposte dovute.