I soldi sparivano dal conto e arrivavano in Romania. Da lì con i bonifici tornavano in Italia a chi, a sua volta, li smistava su altri conti finché poi il denaro non veniva incassato e distribuito tra chi si spartiva la torta.

È l'ipotesi investigativa che la procura di Roma sta seguendo per far luce su un caso di phishing che, dalla Ciociaria tocca la Romania e ritorna in Ciociaria. Ai primi di febbraio la polizia postale di Frosinone aveva eseguito tre arresti a carico di due giovani di 22 e 28 anni e di un uomo di 57 anni, residenti tra Anagni e Ferentino.

Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Antonia Giammaria sono state estese alla rete di chi potrebbe aver contribuito a riciclare il denaro. I fatti oggetto d'indagine si riferiscono a un breve lasso temporale, dal 29 gennaio al 4 febbraio scorsi. La denuncia è partita dal responsabile legale di una società che gestisce una piattaforma di vendita online di prodotti tecnologici.

A seguito di un'intrusione informatica, i codici di accesso sono stati carpiti e sono stati pubblicati falsi annunci di vendita con un iban diverso da quello della società. La polizia postale seguendo i flussi finanziari è risalita al titolare del primo conto sul quale tali proventi ottenuti illegalmente erano dirottati. Le indagini hanno portato in Romania. Quindi, da lì iniziava la seconda fase dell'operazione, per ripulire il denaro attraverso una serie di bonifici verso l'Italia.

Da qui, con una rete che, via via, si infittiva sempre di più, il denaro veniva ulteriormente bonificato su altri conti. Quindi, gli utilizzatori finali prelevavano il denaro e lo consegnavano a chi poi avrebbe spartito i proventi dell'attività. Ma se a monte si ipotizza la frode informatica, non è escluso che si possa contestare il riciclaggio a chi quei soldi li ha ricevuti sul proprio conto.

E alla ricerca di tali soggetti si sono svolti accertamenti, con perquisizioni e sequestri di conti correnti. Si tratta di cifre, a volte consistenti, anche sui ventimila euro che, moltiplicate per le varie operazioni farebbero pensare a un giro d'affari particolarmente lucrosi. Alcuni degli indagati si sono rivolti all'avvocato Marco Maietta.