Carichi di anabolizzanti per costruire un fisico perfetto o per non avere più fame e potenziare i propri ritmi e la resa in ogni operazione e in ogni esercizio. Era soprattutto l'efedrina la "regina" dei traffici illegali che hanno portato ieri a 12 arresti e a perquisizioni e sequestri in tutta Italia, pure nel Cassinate.

Era proprio alle palestre cassinati che parte di questo grosso carico sembrava essere destinato: nelle ipotesi dell'Arma, infatti, lo smistamento di pillole e fiale da nord a sud del Bel Paese, senza dimenticare la città martire e l'intero hinterland. Ieri mattina, poco prima dell'alba, i carabinieri del Nas hanno bussato anche alla porta di una studentessa di Roccasecca, indagata nell'ambito dell'inchiesta.

La ragazza, che ha sin da subito dichiarato di aver solo acconsentito che le venissero recapitati dei pacchi per un amico di famiglia (un istruttore) avrebbe consegnato il pacco ancora intatto agli uomini in divisa: all'interno, 45 fiale, 5 flaconi, quasi 400 capsule di differenti sostanze. Di cui lei, sin dai primi istanti, si è dichiarata del tutto ignara. Nell'indagine per traffico di anabolizzanti, oltre alla studentessa ci è finito anche l'istruttore temporaneamente domiciliato a Piedimonte, in cerca di una sistemazione.

Le origini dell'inchiesta
L'inchiesta è partita da Enna, dove i carabinieri hanno fiutato e poi messo le mani su un imponente giro di ormoni, anabolizzanti e sostanze stupefacenti. I pacchi, contenenti quelli che per molti erano "solo" integratori spediti da Lecce e Paestum, sono stati bloccati dai militari del centro smistamento postale di Roma.

È stato così possibile scoprire che a Salerno, ad esempio, era stato allestito un laboratorio di confezionamento delle sostanze e che i pagamenti avvenivano attraverso carte intestate a terze persone, spesso ignare. I flussi finanziari hanno indicato persino più di una pista estera. Ben 12 le persone arrestate all'alba, con 57 decreti di perquisizione in tutta Italia, anche nel Cassinate.

Quando i militari hanno bussato a casa della ragazza di Roccasecca (sembrerebbe addirittura con un mandato d'arresto) non hanno neppure dovuto cercare: il pacco è stato consegnato loro dalla studentessa che ha spiegato di non entrarci nulla, di aver accettato (per rapporti familiari) di far arrivare nell'abitazione paterna i pacchi dell'amico di famiglia, senza conoscerne il contenuto.

«Sono convinto della completa estraneità dell'indagata rispetto ai fatti contestati - ha spiegato l'avvocato Giovanni Di Murro - tanto che la stessa si è subito dimostrata disponibile a collaborare con gli investigatori per far luce sui fatti di cui la stessa si dichiara vittima inconsapevole». L'inchiesta, non certo la prima su un presunto giro di sostanze dopanti nel Cassinate, è solo alle battute iniziali. Ora bisognerà capire a chi fossero destinate e attraverso quali canali.