Quando Gloria veniva picchiata, in casa alzavano il volume della musica per non far sentire le richieste di aiuto. «Gloria? E chi si dimentica. Una volta l'hanno percossa con un frustino da 70 centimetri ed è stata sbattuta contro il muro».

È questo uno dei passaggi delle testimonianze di ieri davanti ai giudici della Corte d'Assise di Latina del processo per l'omicidio di Gloria Pompili, picchiata e uccisa nell'agosto del 2017. Davanti al procuratore aggiunto Carlo Lasperanza ieri mattina sono sfilati i testimoni dell'accusa, che hanno ricostruito quello che avveniva tra le mura domestiche, nella casa di corso Lazio dove la vittima viveva.

Il tenore delle testimonianze è stato in linea e coerente con quello che era emerso in fase di indagini preliminari. «Gloria veniva percossa, veniva picchiata e presa per i capelli», hanno riferito alcuni testimoni dai quali è arrivata la conferma anche di un particolare. La ferita sul cuoio capelluto provocata da una botta è stata notata anche da una donna, da una vicina di casa. «Ho una figlia piccola e Gloria un giorno si era abbassata per salutarla e mi sono subito accorta di quella ferita - ha detto in aula - lei però ha ridimensionato e mi ha detto che aveva sbattuto contro un termosifone», a testimonianza della sudditanza psicologica della donna nei confronti di quelli che sono diventati poi i suoi assassini.

In aula davanti al presidente della Corte d'Assise Gian Luca Soana, al giudice Fabio Velardi e alla giuria popolare è emerso anche un altro dettaglio inquietante: anche a luglio quando il caldo era torrido, Gloria indossava sempre dei capi che le coprivano il collo e a maniche lunghe per nascondere le ferite riportate in diverse parti del corpo. Alla fine dell'udienza, il processo è stato rinviato al prossimo 2 aprile e poi al 4 giugno e infine a luglio quando saranno ascoltati gli imputati.

Devono rispondere dell' accusa di omicidio volontario: la zia di Gloria, Loide Del Prete e il marito di lei, il tunisino Saad Mohamed Elesh Salem. Oltre a loro sul banco degli imputati c'è anche Hady Saad Mohamed, marito di Gloria che deve rispondere, insieme agli altri due, di maltrattamenti in famiglia ai danni della giovane mamma e dei suoi due figli minori e di aver favorito e sfruttato la prostituzione della vittima.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Rocco Marsiglia, Giuseppe Cosimato e Antonio Ceccani, mentre la parte civile è rappresentata dall'avvocato Tony Ceccarelli. Le indagini per risalire ai presunti responsabili erano state condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina insieme ai colleghi della compagnia di Terracina ed erano state coordinate dal pm Luigia Spinelli. Dagli accertamenti medici era emerso che Gloria era morta per la violentissima e feroce aggressione avvenuta in auto davanti ai figli piccoli che in forma protetta erano stati ascoltati dagli investigatori. Erano state dichiarazioni preziose, insieme ad altri elementi investigativi raccolti dagli uomini dell'Arma. Non è escluso che entro la fine dell'estate il processo si potrebbe concludere con la sentenza.