Durante il blitz dei carabinieri capitolini di qualche giorno, culminato con l'arresto di Pio Riggi e di altre quattro persone tra Ferentino e Roma, i militari hanno perquisito l'abitazione dell'ex assessore comunale Luca Bacchi. «Sono rimasto sconcertato dall'arrivo dei carabinieri a casa – ci ha detto Bacchi – Arrivare a tanto sorprende ed è clamoroso. In mia assenza e al cospetto della mia famiglia. Posso affermare di essere estraneo alla vicenda. Ho la coscienza pulita e sono sereno. Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento».

I militari avrebbero portato via alcune carte che hanno a che fare con i periodi in cui Bacchi era amministratore. Nei vari governi cittadini ha vestito i panni di consigliere e di assessore. Sposato con figli, già assicuratore, ha ricoperto incarichi in Condifesa e Coldiretti. Da sempre appassionato di politica. Dal 1993 al 1996 ha esordito in qualità di consigliere con l'amministrazio ne guidata dal sindaco Fabio Schietroma. Nel suo percorso politico ha fatto parte dei socialisti (Sdi) e di liste civiche. Dal 2008 al 2013 è stato consigliere nell'am ministrazione del sindaco Piergianni Fiorletta, per lui breve parentesi in opposizione e poi in maggioranza.

L'incarico più alto, di assessore comunale, lo ha ricevuto dal sindaco Antonio Pompeo nella consiliatura 2013-2018, delegato a manutenzione, sport, turismo, agricoltura e sicurezza. Per un paio d'anni assessore di riferimento di Patto Civico, gruppo di maggioranza che passò da 2 a 5 consiglieri, con capogruppo Riggi. Nelle elezioni del 10 giugno 2018 ha provato di nuovo a conquistare un seggio consiliare: era il primo della civica Centro Solidale Ferentinoa sostegno di Antonio Pompeo, ma non ce l'ha fatta. Con i suoi 185 voti Luca Bacchi si è piazzato alle spalle di Alessandro Rea (eletto consigliere con 307 voti) e di Ugo Galassi (254).

«Credo che si sta allineando quasi tutto bene...». Lo dice il consigliere comunale di Ferentino Pio Riggi in una conversazione intercettata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. All'altro capo del telefono c'è l'ex assessore ai Lavori pubblici Luca Bacchi (che non è indagato). La conversazione è nell'ordinanza che, giovedì, ha portato in carcere, con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore di Tivoli che si era aggiudicato, con il project financing, i lavori di ampliamento del cimitero di Ferentino, il consigliere Riggi, il cugino Luciano Rosa, 64 anni, originario di Ferentino ma residente a Roma, i napoletani Ugo Di Giovanni, 41, Gennaro Rizzo, 46, e il romano Emiliano Sollazzo, 30.

L'ipotesi d'accusa è che a monte ci fosse un accordo corruttivo, e che gli imprenditori titolari della Scamo (Antonio e Lorenzo Scarsella) si siano rifiutati di pagare. Da qui – sostiene l'accusa che si è avvalsa delle indagini dei carabinieri di Tivoli –le pressanti richieste di Riggi di 300.000 euro fino all'intervento del clan camorristico che,su sollecitazionedel consigliere, si sarebbe mosso chiedendo un milione di euro. Il gip Flavia Costantini, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare, scrive che Bacchi avrebbe saputo cosa faceva Riggi. Il magistrato lo ricava dalle dichiarazioni raccolte da un consulente degli Scarsella che «conosceva, dunque, Luca Bacchi, in quanto assessore ai lavori pubblici di Ferentino; quest'ultimo sarà la persona, nominata insieme a Pio Riggi da Ugo Di Giovanni, per costringere Lorenzo Scarsella al pagamento di quanto richiesto a titolo estorsivo.

Lo stesso risulta, allo stato, colui che era a conoscenza dell'accordo corruttivo e dei modi con i quali Riggi intendeva escutere il suo presunto credito illecito». A riprova ilgip indica la conversazione tra i due, avvenuta il 16 febbraio 2018 (così nell'ordinanza, ma dovrebbe essere il 2019, ndr), e intercettata dagli investigatori dell'Arma. Pio dice: «Credo, credo che si sta allineando quasi tutto bene...». Luca risponde: «Be, vabbè vabbè»  E Pio: «È tutta una questione di tempi... insomma, si sono fatti male...». E poco dopo, Riggi seguita: «Volemo giocà, giochiamo...». Più avanti lo stesso aggiunge: «Il problema so' degli altri... Io adesso non li voglio più avè i problemi da "zichi" a grossi ehhh...». Luca: «Bravo, bravo». E ancora il consigliere: «Poi qualcuno che se ne renderà conto non farà 'na bona vecchiaia...». Replica l'ex assessore: «...su un ragionamento generale quando si fanno gli accordi e si stringono la mano vanno rispettati punto e basta...ti do ragione...».

Pio aggiunge: «Io me la faccio "stoccà" la mano....nel dare e nell'avere...però qualcuno pure a 54 anni ha provato a prendermi per il c. se ne pentirà amaramente». E Luca: «Quello t'ho sempre detto come la penso io...però fa' tu».
Da questo dialogo il gip arriva a queste conclusioni: «È possibile evincersi: l'esistenza di un accordo corruttivo che va rispettato (vedi riferimento agli accordi conclusi con la stretta di mano), il cambio di atteggiamento delle vittime dell'estorsione che nel frattempo avevano consegnato 44.000 euro (vedi riferimento all' "allineamento della vittima"), nonché il metodo violento e l'intervento di terzi (vedi riferimento al "farsi male", al "giocare" ed alla circostanza che ormai i problemi sono di altri) e a colui che, preso l'impegno, non lo aveva rispettato, ovvero Antonio Scarsella (vedi riferimento a chi non avrebbe fatto una "bona vecchiaia")».

Stando alla ricostruzione dell'accusa, inoltre, «la partecipazione di Riggi nella condotta estorsiva perpetrata ai danni degli Scarsella è, altresì, avvalorata dall'incontro del 6 febbraio 2019, tra Lorenzo Scarsella e i suoi estortori (poi identificati in Ugo Di Giovanni, Gennaro Rizzo, Emiliano Sollazzo e Luciano Rosa), monitorato dalla polizia giudiziaria: nel corso del colloquio, che aveva ad oggetto ovviamente la somma di denaro da corrispondere a titolo estorsivo, in diversi passaggi si faceva riferimento a Riggi sia da parte di Lorenzo Scarsella che da parte dei suoi interlocutori». Uno dei punti salienti della conversazione è quando Lorenzo, cui gli estortori fanno i conti in tasca, dice: «E come siamo rimasti? L'altra volta mi hai detto 300, 20 al mese per tre anni so 6... un milione...e io do c.lo piglio un milione... Cioè, Pio può dire quello che se pare, che io ho incassato, che io ho  guadagnato, che io de qua che io de là, che io gli devo che non gli devo, cioè...».

E Ugo Di Giovanni afferma: «Allora...Le cose stanno così..Se tu dici che ce l'hai...che devi lavora', che devi fa', che devi vede'...Tanto tu il lavoro mica te lo fai tutto te».C'è poi un altro passaggio dell'ordinanza nel quale spunta il nome di Bacchi, sempre dalle intercettazioni. Scrive il gip: «Ugo Di Giovanni ribadiva che avrebbe pensato lui a controllare eventuali azioni ritorsive da parte di Riggi, dicendo: «No, no mo annamo da Pio e da Luca...che ce devo parla'...Ci voglio parla' sia con Luca che con Pio"». Scarsella, sul punto, «riferiva scrive il gip che era la prima volta che sentiva il nome di Luca pronunciato da Ugo e che lo stesso si riferiva evidentemente a tale Luca Bacchi, già assessore presso il Comune di Ferentino e dal quale, precisava, non aveva mai ricevuto richieste estorsive».

di: Raffaele Calcabrina