Era scritto. Dopo aver sentito diversi testi poco collaborativi e dopo che una ragazza è arrivata a pronunciare per 26 volte la frase "non ricordo", la Corte d'assise ne ha interrotto l'esame. E ha trasmesso gli atti in procura per valutare l'opportunità di procedere per falsa testimonianza. Si arricchisce di un nuovo elemento il processo per l'omicidio di Emanuele Morganti. L'udienza precedente aveva visto un'altra interruzione per valutare un'iscrizione per false informazioni al pubblico ministero.

Così è stato: la prima ad essere sentita è stata Veronica Ritarossi, nella nuova veste di indagata di reato connesso, dopo che il pm Vittorio Misiti ha proceduto a iscriverla per le dichiarazioni rese in aula il 18 febbraio. Il pm ha chiesto dei messaggi con la fidanzata di Palmisani. «In uno mi disse che non avrei dovuto fare il nome di Paolo», ha risposto. Il pm ha insistito sulle minacce che un altro teste, cugino di Ritarossi, avrebbe ricevuto da Franco Castagnacci per le dichiarazioni ai carabinieri.

La teste ha confermato. Quindi la difesa di Franco, avvocato Marilena Colagiacomo, ha chiesto di precisare meglio. E anche lì le risposte sono arrivate con il contagocce. Poi ci si è soffermati su uno degli aggressori di Emanuele vestito di bianco. Dopo aver detto di un'altra persona vestita di bianco, oltre a Franco, non è stata in grado di chiarire chi fosse. A seguire la deposizione di Laura Ceci, interrotta due volte per la difficoltà di avere risposte. Quando ha riferito di non ricordare benissimo - uno dei 26 non ricordo - la lite al bancone, il presidente della Corte il giudice Giuseppe Farinella l'ha invitata «a collaborare».

Tanto più che il pm Misiti le ha letto le dichiarazioni dell'epoca. Ma lei ha insistito: «Non ricordo. Ho le immagini sfocate». Sul colpo finale subito da Emanuele, Misiti ha ricordato alla teste che, per tre volte, al pm e ai carabinieri, ha descritto la scena con Michel Fortuna visto correre e colpire Emanuele tra la nuca e il collo e che intorno a loro non c'era nessuno. Il presidente ha insistito: «Oggi non ricorda?». E lei ha insistito nel non ricordo. Così la deposizione è stata interrotta, non senza tensione dato che, fuori c'è chi ha contestato alla ragazza l'atteggiamento. Poi sono state acquisite in totoo parzialmente, con qualche domanda delle difese, le dichiarazioni di due testi assistiti, perché indagati di false informazioni al pm. Per il teste Claudio Donnarumma, l'avvocato Bruno Giosuè Naso per la difesa Fortuna ha chiesto delle modalità d'interrogatorio e di una frase intercettata "a me mi hanno sfondato"e di "pezze bagnate". Ma il teste ha negato le frasi.

Quindi il secondo tempo dell'esame di Laura Ceci. Ancora su Michel che colpisce Emanuele. «Di questo episodio ho il vuoto», la risposta. Il presidente ha cercato di capire il perché della reticenza, ma la risposta non è mutata: «Non posso confermare cose che non ricordo ». Lì, il presidente Farinella ha stoppato l'esame e ha emesso un'ordinanza per evidenziare gli «indizi di reità a suo carico per il reato di falsa testimonianza» e avvertirla che «in ragione di ciò potranno essere svolte indagini nei suoi confronti». La difesa, con l'avvocato Naso, e il pm Misiti avrebbero voluto proseguire. Quindi è stata sentita un'amica di Ceci, Evita Pelorossi che trascorse buona parte della serata con Franco Castagnacci, prima, a cena, e poi anche dopo il fatto a casa sua. Anche qui è servita qualche contestazione delle precedenti dichiarazioni per inquadrare i fatti. Lei ha descritto la scena, ormai nota, di Franco che trattiene Gianmarco in procinto di saltare il muro per soccorrere Emanuele.

Quindi il sostituto procuratore ha chiesto i nomi di chi inseguiva Emanuele. Tra questi la giovane alla fine ha citato tre dei quattro imputati, ovvero Mario, ritenuto più staccato, Paolo e Michel. Di rimando il pm e il presidente hanno chiesto dell'ultimo colpo a Emanuele. Lì la teste dopo aver detto «un ragazzo con la maglia bianca » e di averlo riconosciuto ha esitato. In lacrime e dopo diverse sollecitazioni e contestazioni sulle diverse deposizioni rese, la ragazza (che ha citato l'immagine di Emanuele che le tornava in mente) ha confermato quella con il nome di Michel. Le è stato chiesto perché non l'abbia detto alla prima deposizione. Ma la domanda è rimasta a lungo inevasa, salvo poi collegare il fatto all'amicizia con la sorella di Michel. La teste ha ricordato pure di un colpo inferto prima, ma non ha spiegato quanto prima, da Palmisani a Emanuele. Quindi ha ricordato di esser andata via dalla piazza con Paolo e di essere andata in auto a casa di Franco.

Su sollecitazione dell'avvocato Enrico Pavia (parte civile per i Morganti), ha riferito che Emanuele prima dell'ultimo colpo «barcollava». All'avvocato Colagiacomo, difensore di Castagnacci, la ragazza ha spiegato di non aver visto Franco colpire Ceccani e nemmeno sentirlo urlare "uccidilo". L'avvocato Massimiliano Carbone, difesa Palmisani-Castagnacci, ha chiesto lumi sul fatto che la teste era stata avvicinata da alcuni ragazzi al circolo ex Enal e accusata di voler coprire Mario. L'avvocato Naso ha evidenziato che l'inizio della prima deposizione della teste ai carabinieri è caratterizzata da «risposte tutt'altro che veritiere». Ottenendo conferma.

L'avvocato le ha contestato che dopo la sua ammissione di voler dire la verità risulta un contributo parziale. Del che Naso ha chiesto conto alla teste, visto che si presentò spontaneamente in caserma. Al che il presidente ha aggiunto: «È corretto dire che è una versione che attenuasse la posizione di qualcuno? E di chi?». Al che la teste ha ammesso: «Di chi ha colpito Emanuele». L'avvocato Naso ha chiesto chiarimenti anche su una telefonata che, quella stessa notte, dal suo cellulare era partita per Michel. La teste ha spiegato che a parlargli fu Giorgio Boezi, l'amico di Franco. Ma per Naso sarebbe stato quest'ultimo a parlare con Fortuna.L'altro difensore di Fortuna, l'avvocato Christian Alviani, si è voluto far confermare dalla teste che abbia assistito alla scena finale.