I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno mantenuto ben saldo l'impianto accusatorio, rinforzato in alcuni punti cardine, a partire dalla contestazione del vincolo associativo nei confronti degli indagati che sono ancora detenuti, tra chi è in carcere e chi è agli arresti domiciliari. E poi sono emersi anche degli episodi di natura estorsiva che però non sono contestati a tutti ma che hanno permesso, sulla scorta di questo approccio processuale, di lasciare inalterate anche le esigenze cautelari.

Il prossimo passo della Procura sarà quello di chiedere il giudizio abbreviato cautelare, una strada processuale prevista quando c'è l'evidenza della prova e non è escluso a questo punto che il dibattimento, oppure un rito alternativo, possa iniziare in tempi molto stretti.
Erano stati gli agenti della Squadra Mobile di Latina, coordinati dal dirigente Carmine Mosca, a indagare su un fenomeno estremamente radicato in provincia di Latina.

Le misure cautelari dell'operazione Commodo erano scattate lo scorso gennaio e avevano portato all'esecuzione dei provvedimenti restrittivi richiesti dalla Procura. I magistrati romani hanno cristallizzato alcuni passaggi ritenuti indicativi sul modus operandi degli indagati, a partire dai ruoli all'interno del sodalizio ad altri spunti investigativi che erano emersi anche con l'audizione in Procura di uno degli indagati Luca Di Pietro.

Adesso l'ultima parola spetterà al gip in merito alla richiesta di un incidente probatorio per raccogliere una prova da portare poi nel corso del processo. Anche le difese avevano chiesto un esame per raccogliere e cristallizzare la memoria di telefoni cellulari e computer che erano stati sequestrati.

Le misure restrittive avevano interessato oltre che Marco Vaccaro sindacalista della Cisl residente a Frosinone, poi sospeso, anche Luigi Battisti titolare della coop Agri Amici, Daniela Cerroni, Nicola Spognardi, Luca Di Pietro e Chiara Battisti. Erano stati gli accertamenti dei detective della Questura a quantificare il giro economico molto ingente di chi da una parte gestiva le coop e dall'altra si occupava anche della manodopera.
Tra gli elementi di primissimo piano raccolti dagli investigatori anche una somma di denaro, ben 400.000 euro trovati in casa di un indagato.