Ancora violenza in carcere, ancora follia dietro le sbarre a Cassino. I sindacati dichiarano lo stato di agitazione protestando contro «l'indifferenza, le insostenibili condizioni di lavoro e lo stato di abbandono in cui versano i poliziotti penitenziari dell'Istituto di Cassino a causa dell'insufficiente forza organica di circa cinquanta unità determinata dal mancato turn-over del personale posto in quiescenza negli anni e mai incrementato concretamente, che ha generato un insostenibile carico di lavoro che si ripercuote negativamente sulla sicurezza e sull'organizzazione del sistema. Con un sovraffollamento di circa 100 detenuti».

Per questi motivi le organizzazioni sindacali ( Sappe, Osapp, Uil-Pa, Sinappe, Fns-Cisl, Uspp, Fsa Cnpp e Cgil) hanno dichiarato, a partire da ieri, «lo stato di agitazione nella Casa circondariale di Cassino, riservandosi la facoltà di intraprendere ulteriori forme di protesta».

L'aggressione
La violenza, l'ennesima, registrata in carcere è avvenuta nel cortile interno dei passeggi. A darne notizia è stato il Sappe, che ha raccontato come è andata. «Due detenuti stranieri, l'uno slavo e l'altro iracheno, hanno dato vita ad un furioso pestaggio. Ad avere la peggio è stato l'iracheno, colpito pesantemente al viso e all'occhio. Una violenza assurda, che forse è riconducibile allo smercio di farmaci indebitamente sottratti dall'iracheno, ma che deve essere stigmatizzata con chiarezza» ha dichiarato Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sappe.

Somma segnala che non è stato l'unico evento critico accaduto nel carcere di Cassino: «L'attenta sorveglianza del personale di Polizia penitenziaria ha permesso infatti di sequestrare una sim-card per telefonino in una confezione di spray medicale. Al personale di Polizia penitenziaria di Cassino va tutta la nostra solidarietà ma ora ci aspettiamo provvedimenti concreti».

«Quanto accaduto a Cassino evidenzia come le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti ha aggiunto Donato Capece, segretario generale del Sappe Il numero delle tragedie in carcere è contenuto solo grazie al personale in servizio».