Regole ferree, sanzioni disciplinari, ritorsioni contro le spie e reinvestimento dei proventi illeciti in ristoranti in Italia e in Spagna.

Questo e altro ancora è contenuto nella deposizione fiume il dirigente della squadra mobile di Frosinone Carlo Bianchi per ricostruire nei dettagli l'operazione Fireworks per lo spaccio alla finestrella del Casermone.
Bianchi fa un po' di conti in tasca all'organizzazione: «Da un chilo di cocaina ricavavano 5000 dosi. Facevano 10.000 dosi a settimana». Quindi parla della "botta": «il premio di produzione scattava ogni 10.000 guadagnati con 100 euro in più agli addetti al turno». Il vicequestore, alle domande del pubblico ministero Adolfo Coletta,  chiarisce: «è lo stesso Gerardo Valenti che dice 3 botte e 34.000 euro. Giampaolo Scuderi (processati entrambi in abbreviato, ndr) dice "abbiamo fatto schifo, abbiamo fatto solo 16.000 euro». Quindi Bianchi ricorda una delle tante incursioni al Casermone con due vedette che urlano "carmela", ovvero la parola in codice per segnalare la polizia.

Si parla della perquisizione in casa di Ciro Cioffi, al quale vengono trovati, nascosti dentro una scrivania, quattro bilancini di precisione e un chilo e mezzo di buste di cellophane. «Gerardo Valenti commerciava in buste di plastica: per lui era una copertura».
Durante una delle incursioni un agente sotto copertura arriva fino alla finestrella. In quell'occasione sono sequestrati due borselli. Nei borselli vengono recuperati soprattutto i biglietti della contabilità.
Al Casermone si vantano di aver evitato danni maggiori quando le forze dell'ordine cercano di sfondare il portone blindato. «Appena sentito il colpo Vittorio Di Maulo (altro processato in abbreviato, ndr) è scappato - ricorda Bianchi un'intercettazione ambientale - "è il numero 1, è veloce come Bolt", dicevano».

Il teste riferisce sulle regole imposte. «Ogni settimana ruotavano i ruoli e vi era progressione di carriera. Il potere disciplinare spettava a Gerardo Valenti». Ricorda la multa a chi non si è presentato perché era andato alla partita del Frosinone. «Le regole principali erano il portone chiuso e il paletto, niente droga durante i turni e sedie per le vedette. Controlli incrociati anche ai capiturno. Arrivare 10 minuti prima per assicurare la continuità della sorveglianza. Per le assenze chiamare 12 ore prima».
Bianchi rievoca l'atto di ritorsione con i lampioni, messi dall'organizzazione, rotti perché «si pensava a un ipotetico informatore che non c'era». Ma è lo stesso Gerardo Valenti a lamentarsi di questa azione.

Capitolo riciclaggio. «È stato aperto il ristorante La pergola a Torre del Mar la cui proprietà era in capo a Mirko Valenti», illustra Bianchi. Che riferisce di un ristorante a Frosinone e del progetto di aprirne uno in Romania. Ma soprattutto dei controlli dalla polizia di frontiera a Fiumicino e Ciampino prima delle partenze per la Spagna dove varie persone furono fermate con oltre 67.000 euro. E sempre al di sotto della soglia massima prevista per legge, 10.000 euro.
Anche ieri era presente in aula, in barella, Diego Cupido. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia, Rosario Grieco, Antonio Ceccani, Marilena Colagiacomo, Nicola Ottaviani, Luigi Tozzi e Tony Ceccarelli.